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Filosofare col lampione

Nel 1888 Nietzsche scrive Il crepuscolo degli idoli, ovvero come si filosofa col martello (sarà pubblicato l’anno seguente). Il titolo racchiude un programma. Egli stesso, nella sua autobiografia intellettuale (Ecce homo, 1888), definisce quel libro come “un demone che ride.

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Finché un dio non ci chiama

“Serse: La tua è una tribù affascinante. Persino ora sei spavaldo di fronte all’annientamento, e in presenza di un dio. Non è saggio mettersi contro di me, Leonida. Immagina quale orribile fato attende i miei nemici quando io ucciderei con

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Sproporzione

Ne Il Silmarillion, antefatto de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli, Tolkien narra del valoroso Beren e della bella principessa Lúthien. Segnata dal travaglio di lunghe separazioni e da sacrifici personali, la loro storia d’amore porta con sé

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Tutta la luce del mondo

In Giallo e rosa (ultimo capitolo di Don Camillo) Guareschi racconta gli eventi immediatamente successivi all’uccisione a sangue freddo di un uomo – tal Pizzi –  ad opera dei “rossi”, davanti agli occhi della moglie e del figlioletto, in un

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La ferita

In una splendida e celebre pagina del Fedro Platone propone il “mito dell’auriga” o “della biga alata”. Le anime degli uomini nella loro esistenza prenatale sono paragonate a carri guidati da un cocchiere (la ragione), che deve disciplinare ed armonizzare

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Custodire il fuoco

“Per divertirsi non basta volerlo. Un bambolotto da quattro soldi può fare la felicità di un piccino per tutta una stagione, mentre un ragazzo più grandicello sbadiglierà davanti a un giocattolo da cinquecento franchi. Perché? Perché ha perduto lo spirito

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