Stupore (dimenticato?): ci è stato dato un figlio

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Ci sono esperienze, ci sono eventi di fronte ai quali l’umanità si ferma, ammirata e stupita, a volte commossa.
Certo potremmo dire il cosmo, che invece di essere un caos casuale è una bellezza creativa sempre in divenire, ordinato da leggi indefettibili a favore della vita e armonicamente animato da luce e colori, silenzio e musiche.
Potremmo anche dire la maestosità dell’alba e del tramonto, il maro calmo o tempestoso, lo sbocciare dei fiori, il candore ovattato della neve, il tripudio di colori di un bosco autunnale.
Ancor di più potremmo stupirci del fatto che l’essere umano sappia contemplare tutto ciò, gustarlo e coglierne l’incanto. Ancora oltre: potremmo ammirare la sua capacità di modellare l’ambiente e trasformarlo in “paesaggio”, trasformare con maestria e grazia i luoghi. Campi come tappeti, paesi e ponti, vigne, uliveti, casolari e chiese danno forma a un mondo nuovo, naturale e umano allo stesso tempo, facendo una sintesi armoniosa dell’abitare il mondo.

E se vogliamo andare oltre potremmo stupirci ed esaltarci di fronte alle sue opere d’arte, che ovunque e da sempre sprigionano bellezza e frammenti d’eternità, aprono il cuore, la mente e lo spirito su vertigini insospettate: poesie e musiche, cattedrali e anfiteatri, pitture, sculture, racconti, danze e abiti in un caleidoscopio che mai ci stanca. Potremmo stupirci del suo pensiero, della scienza e della filosofia, della medicina che cura e dell’abilità delle sue mani nell’artigianato.
Ancora, ci potrebbero meravigliare l’amicizia e soprattutto l’amore, l’incontro con l’altro che sboccia sempre nuovo e impossibile nella relazione di cura, nella gratuità, sorpresi ogni volta. E che dire della preghiera, dello slancio verso l’alto dello spirito?

Continua a leggere tutto l’articolo di Annamaria Fulloni su La Libertà del 6 gennaio 2021 

 

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Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

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