«Alla sera della vita»: lo sguardo ai morenti

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“I progressi della medicina e le nuove tecniche assistenziali hanno conferito alla morte una nuova fisionomia. In molti casi non si tratta più di un momento preciso”, tanto che “si è passati dalla morte al processo del morire”. “Tutto ciò genera angoscia, inquietudine, solitudine”; la fine della vita terrena “risulta essere tra le esperienze umane più destabilizzanti. Per questo motivo la morte è diventata un tabù, che si tenta di isolare e negare in diversi modi: rimuovendola dai discorsi familiari, relegandola negli ospedali o nelle residenze sanitarie, banalizzandola o facendone spettacolo attraverso i mezzi di comunicazione. Oggi è quindi difficile parlare della morte in modo che la paura e l’angoscia vengano riconosciute e assunte con serietà e pacatezza”. Lo scrive monsignor Carlo Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, nella presentazione del documento “Alla sera della vita. Riflessioni sulla fase terminale della vita terrena” (editoriale Romani), presentato nei giorni scorsi in conferenza stampa online.

Leggi tutto l’articolo su La Libertà del 23 dicembre 2020

Pubblicato in Articoli, Associazioni

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