Diamo un peso alle offese

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È da molto tempo che penso indispensabile dare un peso speciale alle offese di carattere religioso, che anche i non credenti possano, per la loro logica, condividere. La lucida lettera di Giuseppe Piacentini, su La Libertà dell’11 novembre scorso, me ne dà modo.
Il peso dell’offesa dipende dall’interesse etico, morale, di speranze, di valori intimi che essa intacca e la pena che ne dovrebbe conseguire, di carattere legale, deve essere proporzionata a detto peso. Prendiamo, per fare un esempio, due casi limite:
1) sia stato leso l’interesse professionale di un ing. dichiarandolo incompetente e pasticcione;
2) si sia irrisa la sua sincera e palese religiosità descrivendola buffa, illogica, infantile.
Quale delle due indubbie offese è la peggiore?
La prima lo tocca sul vivo della sua attività sulla terra, ciò in cui, se tutto va bene, potrà prodigarsi per circa quaranta anni; la seconda trascende, va oltre: tocca l’eternità, altro che 40 anni! Se l’offeso è sincero nella sua fede, la seconda offesa è ben peggiore: volete confrontare 40 anni con l’eternità? Quando poi, come avviene per certi (non tutti) islamici la vita eterna comporta, se si è scelta la strada giusta, un gloriosa scelta: 100 Uri ed il vigore di 150 uomini, oppure 150 Uri ed il vigore di 100 uomini, è ben ovvio che il sarcasmo di un settimanale francese vada punito a costo della vita: è a questo costo che viene concessa quella scelta.

Leggi tutto l’articolo di Giorgio Ferrari su La Libertà del 25 novembre 2020

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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