Lunedì mattina l’ultimo saluto a monsignor Iotti (diretta su Teletricolore)

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Il funerale sarà lunedì 23 novembre alle 10.30 in Cattedrale, con la Messa presieduta da Camisasca

Un altro grave lutto, il terzo in una sola settimana, ha colpito la Chiesa reggiano-guastallese. La sera di venerdì 20 novembre, alla vigilia del funerale di don Gaetano Incerti, suo grande amico, monsignor Pietro Iotti si è spento nel suo appartamento del Palazzo dei Canonici. Lo piange tutta la Diocesi, profondamente grata alla nipote Lisa e agli assistenti Domnica, Ludmila e Bruno per le amorevoli cure e premure con lui l’hanno accompagnato nell’ultimo tratto della sua vita.

Pietro Iotti era nato a Bagno il 26 aprile 1923. Undicenne, era entrato insieme al compaesano Avio Spattini nel collegio cittadino di San Rocco. Qui il direttore, il Servo di Dio don Dino Torreggiani, oltre al pre-seminario aveva realizzato un oratorio, uno studentato per i ragazzi poveri, un ritrovo per i militari e un ricovero per gli anziani. Il seminarista Iotti visse gli ultimi anni ginnasiali a Marola, avendo per confessore monsignor Guerrino Orlandini, quindi il triennio di liceo ad Albinea, avendo come prefetto di camerata don Pietro Margini; infine tornò come “prefetto” a Marola, dove tra i seminaristi della camerata San Carlo, di cui era responsabile, si distingueva Rolando Rivi, il futuro beato martire. Il 29 giugno 1946 don Pietro venne consacrato presbitero dal vescovo Beniamino Socche, entrato in diocesi da poche settimane, che gli trasmise una profonda devozione mariana. L’indomani il giovane prete novello celebrava la sua prima Messa nella chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, nel quartiere di Santa Croce interna. La parrocchia del “popol giôst, dove risiedeva con la famiglia, divenne infatti la prima destinazione pastorale di don Pietro, in qualità di vicario cooperatore. Possiamo ripercorrere il suo straordinario ed entusiastico ministerosacerdotale, in servizio alla Chiesa sia diocesana che nazionale, seguendo le tappe che lo stesso don Pietro ha identificato in un memoriale scritto per il settimanale diocesano La Libertà in occasione del suo 70° anniversario di Messa.

 

A San Giacomo don Pietro, sotto la guida del parroco monsignor Antonio Fornaciari, era impegnato prevalentemente con i giovani fra adunanze, pellegrinaggi, catechesi – e nelle scuole statali comeinsegnante di religione (1947-1966). Fu il presidente dell’Azione Cattolica Camillo Rossi a suggerire a Socche di nominare don Iotti consulente provinciale del Centro Sportivo Italiano, come avvenne (anche a livello regionale, fino al 1975), con un mandato chiaro quanto ambizioso: “ogni campanile, un campo sportivo”. Nelle parrocchie del nostro Appennino, dove violenze e vendette del dopoguerra erano ancora accese, lo zelo di questo giovane prete contribuì alla rinascita di uno spirito di collaborazione e ricostruzione; nacque così il Torneo della Montagna. A don Iotti, in sodalizio con Angelo Burani, si deve pure la coraggiosa operazione che portò all’acquisto degli impianti sportivi di Santa Croce. Don Pietro fu tra l’altro presidente della S.R.A.T. (Società Ricreativa Assistenziale Tricolore) per soggiorni di vacanza e impianti sportivi (1954-1995).Ancora in ubbidienza al vescovo Socche, don Pietro accettò di andare “provvisoriamente” a celebrare la Messa alla Caserma della Polizia di Stato; ebbene, rimase cappellano ufficialmente fino al 1993. Analogamente accadde con l’incarico di cappellano dei Vigili del Fuoco, rivestito dal 1952 ad oggi. Nel 1968-69 don Iotti diresse l’Ufficio Amministrativo Diocesano. Fu anche presidente della Pontificia Opera di Assistenza (1960-1977), gestendo le colonie estive per numerose generazioni di bambini fra strutture marine e montane.

Di rilievo gli uffici accettati da don Iotti a livello nazionale: don Pietro è stato dal 1991 consulente per l’Emilia-Romagna della Pontificia Fondazione “Centesimus Annus” e dal 2002 presidente dell’Associazione “Giovanni Palatucci”, onlus sorta per sostenere la causa di beatificazione del questore di Fiume che salvò migliaia di Ebrei. Per lungo tempo monsignor Iotti si è recatosettimanalmente a Roma per l’adempimento di vari incarichi, alloggiando dapprima alla Casa Romana del Clero e poi a Santa Marta, dove ha incontrato Papa Francesco. In diocesi si è fatto conoscere e apprezzare da innumerevoli persone per il suo intenso modo di vivere le relazioni, il sorriso accogliente e la presenza orante, che si era perfino intensificata dopo che il vescovo Camisasca l’aveva nominato Canonico onorario della Cattedrale.

Così monsignor Iotti terminava il suo racconto dei “primi 70 anni” di sacerdozio su La Libertà: “Grazie infinite a Te, Signore Gesù che sei risorto e sei sempre con me, e grazie alla Madre Tua Santa che mi ha guidato per mano; niente è mai senza la Mamma Celeste!”.

Nel pomeriggio di sabato 21 novembre la salma di monsignor Iotti verrà trasportata alla camera ardente allestita in Cattedrale nella “cappella del tesoro”.

Le esequie, con la santa Messa presieduta dal vescovo Camisasca, saranno celebrate lunedì 23 novembre alle ore 10.30 in Cattedrale. I resti mortali di don Pietro riposeranno nella cappella dei Canonici nel Cimitero Monumentale di Reggio Emilia.

 

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