«Fratelli tutti» apre orizzonti universali

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“La pace duratura – scrive il Papa nell’enciclica Fratelli tutti – è possibile solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità della famiglia umana”. Papa Francesco ci ha donato un documento davvero unico. San Francesco lo ha già guidato ed ispirato per scrivere Laudato si’, richiamando in modo profetico le coscienze a prendere contatto con la realtà riguardo al rispetto dovuto alla casa comune che abitiamo. Oggi il Santo Padre ci apre un’altra anta della finestra per guardare verso orizzonti lontani grazie a Fratelli tutti, per svegliarci all’amore fraterno con una concretezza di analisi del mondo che viviamo e per chiederci quale mondo vogliamo costruire per le future generazioni. Il Papa scrive al mondo intero, non soltanto alla Chiesa, usando un doppio registro linguistico. Da una parte parla ai cristiani richiamando i valori fondanti che scaturiscono dalla Parola di Dio nel solco della viva Tradizione ecclesiale, dall’altra si rivolge a tutti gli uomini e le donne di buona volontà comunicando in modo laico, scegliendo come punto di incontro comune il terreno dell’antropologia. Francesco ci spinge confrontarci insieme sulla realtà del tempo presente e ci chiama in causa in modo pieno, adulto e consapevole, per scegliere chi vogliamo essere e da quale parte intendiamo schierarci. Tutti siamo chiamati in causa, tutti siamo protagonisti, nessuno è spettatore. Il Papa stesso prende posizione in modo coraggioso e netto, proprio come Gesù e i profeti, senza grandi giri di parole, piuttosto con una capacità di analisi e lettura che contempla diverse prospettive, smascherando ciò che inquina lo sguardo umano: il pensiero unico, le scelte ideologiche e di comodo, mosse da finalità economiche ed egoistiche che portano a strumentalizzare la persona umana e a svuotare di significato le stesse parole chiave di un’etica comune.

Vaticano, 21 ottobre 2020: udienza di Papa Francesco nell’Aula Paolo VI – foto SIR/Marco Calvarese

Leggi tutto l’articolo di Luigi Bottazzi su La Libertà del 28 ottobre 2020

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