L’export reggiano torna al passato: in sei mesi lo stesso valore del 2013

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L’Ufficio Studi della Camera di Commercio paragona la situazione economica attuale, sul piano degli scambi con l’estero, con quella del 2013

Bisogna ritornare al 2013 per ritrovare un valore delle esportazioni della provincia di Reggio Emilia inferiore a quello del primo semestre 2020.
In quell’anno l’export reggiano dei primi sei mesi – come attesta la ricostruzione dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio – era stato di quasi 4.323 milioni di euro, 102 milioni in meno rispetto agli attuali 4.425 milioni; in quell’anno la nostra provincia perse tre posizioni (passando dal dodicesimo posto del 2012 al quindicesimo dell’anno successivo) tra le province italiane maggiori esportatrici.

Il calo di quest’anno – pari al 19,5% – interrompe così la lunga fase di crescita che era seguita alla crisi finanziaria ed economica del 2008 che si era riversata pesantemente anche sull’export reggiano, tanto che nel primo semestre 2009 si scontò un calo delle esportazioni del 27,5%.

La situazione economica attuale, almeno sul piano degli scambi con l’estero, non è molto dissimile da quella di allora; il valore dei beni esportati è sceso di quasi 1,1 miliardi rispetto al primo semestre del 2019 (da poco meno di 5,5 a poco più di 4,4 miliardi) a causa della pandemia da Covid, e Reggio Emilia è tornata a collocarsi al dodicesimo posto (perdendo una posizione rispetto all’anno precedente lasciando il posto ad Arezzo) tra le province esportatrici italiane.

I problemi e le limitazioni connesse all’interscambio commerciale introdotti per contrastare il contagio hanno provocato una forte flessione nelle vendite oltre confine, in particolare di tutte quelle merci che caratterizzano l’economia provinciale: la metalmeccanica ha registrato un calo, nel primo semestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2019, del 21,3%; la diminuzione per il sistema moda è stata del 26,3% e del 22,8% per il comparto elettrico-elettronico; -15,1% è il decremento della ceramica.

L’export di alcuni prodotti, come quelli della filiera alimentare, ha retto meglio alla chiusura delle frontiere.
È il caso, ad esempio, delle carni lavorate e conservate (prevalentemente salumi) che, con un aumento dello 0,9% rispetto al primo semestre 2019, hanno superato i 24,8 milioni di euro incrementando le proprie vendite verso paesi quali gli Stati Uniti (da 2,6 a 4,3 milioni), Brasile (+8,2%) e Spagna: complessivamente questi tre Paesi acquistano oltre un terzo dell’esportato provinciale del settore. I prodotti lattiero-caseari registrano un lieve calo (-0,3%) che permette, però, all’export del Parmigiano-Reggiano di raggiungere un valore di quasi 145 milioni. Leggermente più consistente, e pari a -1,1%, la flessione registrata dalle bevande, ma ciò ha permesso comunque al Lambrusco reggiano di superare i 39,7 milioni di esportato rispetto ai quasi 40,2 milioni del gennaio-giugno 2019.
Sono cresciute del 5,5% e hanno superato i 130 milioni le vendite oltre frontiera di sostanze e prodotti chimici destinate prevalentemente in Europa (Germania, Francia, Polonia, Spagna in particolare), ma anche ad altri paesi come Giappone, India, Stati Uniti, Corea del sud.
In aumento, ma con valori ancora molto limitati (6,4 milioni nel primo semestre 2019 e quasi 10 milioni nello stesso periodo del 2020), le esportazioni di prodotti e preparati farmaceutici reggiani: Francia, Canada, Germania, Polonia e Spagna i principali Paesi di destinazione.

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