7 settembre 1920. Cent’anni fa grande terremoto in Appennino

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Una certa abitudine al terremoto, nell’Appennino medio-alto, c’era da sempre. Piccole scosse, crollo di comignoli già a rischio per conto loro, piccole crepe nei muri, ma poco più. Così era stato, ad esempio, del terremoto nella notte fra il 4 e i 5 marzo 1898. Una forte scossa sussultoria, durata più di un minuto, aveva fatto fuggire molti montanari dalle loro case. Alla fine pochi danni, ma nessuna vittima.

Ventidue anni dopo, il lunedì 6 settembre 1920, alle 14.05, un lieve sensibile tremolìo delle case, percepito da chi v’è dentro (e neanche da tutti), avvertito in modo particolare tra Ospitaletto e Cerreto Alpi, fa ripensare al terremoto. La popolazione dell’alto Appennino, tuttavia, non va a letto tranquilla. Molti, anzi, preferiscono dormire all’aperto, oppure al riparo delle numerose piccole capanne usate per la raccolta del fieno, della paglia, delle foglie. Si ha l’impressione – secondo diversi testimoni – che dopo la scossa del lunedì pomeriggio la terra continui ancora a “formicolare”, ad avere un appena percettibile tremito che suscita una indefinibile inquietudine.

Leggi tutto l’articolo di Giuseppe Giovanelli su La Libertà del 2 settembre 2020

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