Il lavoro ai tempi del Covid: soffrono i servizi, tiene bene la manifattura

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Analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio: le attività dei servizi registrano una maggiore diminuzione del lavoro. Maggiore resistenza occupazionale da parte dei settori manifatturieri

Quasi quattro imprese reggiane su cinque hanno mantenuto stazionario il numero degli occupati nella propria azienda nei primi sei mesi del 2020, mentre il 2,3% ha aumentato l’occupazione; il restante 20,2% – e si tratta quasi esclusivamente di imprese di piccola e piccolissima dimensione – ha invece ridotto l’apporto di lavoro, con conseguenze che hanno riguardato soprattutto le forme di maggiore precariato (contratti a termine non rinnovati, minor ricorso al lavoro occasionale, meno contratti di somministrazione), a maggior ragione in presenza del divieto di licenziamento stabilito dal Governo.

Quanto all’andamento dei diversi settori, dall’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio sui dati Excelsior emerge che sono le attività dei servizi, più colpite dal lockdown dei mesi passati, a registrare una maggiore diminuzione del lavoro. In particolare il 42,7% delle imprese della ristorazione e dei servizi legati alla filiera turistica è stato interessato dalla riduzione di lavoratori; seguono il commercio e i servizi alle persone (18,6% delle imprese totali per ognuno dei settori) e le attività dei trasporti e la logistica (16,7%).

Hanno invece registrato una maggiore resistenza occupazionale le aziende dei settori manifatturieri, soprattutto le industrie meccaniche ed elettroniche, con dipendenti in aumento nel 4,7% delle imprese; seguono quelle ceramiche ed estrattive (l’occupazione è aumentata nel 4,3% delle aziende) e le chimico-farmaceutiche e della gomma-plastica (3,5%).

La presenza stabile dell’impresa sui mercati esteri, poi, si mostra una strategia vincente dal punto di vista occupazionale: tra le imprese esportatrici, infatti, sale al 4,6% (cifra doppia rispetto al dato complessivo) la quota di aziende che ha aumentato la consistenza dei propri occupati.

Per far fronte alle problematiche legate all’emergenza sanitaria, le imprese reggiane hanno adottato diverse azioni rivolte alla gestione del personale, innanzitutto usufruendo di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione guadagni a zero ore (55,7%) oppure la Cig a orario ridotto (26,8%). In provincia di Reggio Emilia la Cig a zero ore è stata utilizzata in misura maggiore dai servizi di alloggio e ristorazione (79,1%) e dai servizi alle persone (68%).

Le imprese hanno inoltre attivato altre forme di sostegno o hanno fatto ricorso a ferie e permessi, oltre al lavoro agile. Quest’ultimo, ovviamente, è stato utilizzato in misura molto rilevante, proprio grazie al tipo di attività che svolgono, dalle società che offrono servizi avanzati alle imprese (66,2%), nonchè servizi informatici e telecomunicazioni (65%) e, infine, servizi finanziari e assicurativi (59,2%).

Fra le attività industriali, sono state le industrie meccaniche ed elettroniche, con il 41,2% del totale imprese del settore, a fare ricorso in misura maggiore allo smart working.

Relativamente alla dimensione aziendale, la stazionarietà occupazionale ha riguardato più dell’82% di quelle di maggiori dimensioni, ovvero da 50 dipendenti in su.

Pubblicato in Articoli, Associazioni

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