Sogni di una notte d’estate

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In questa strana estate pallonara in cui il calcio è più giocato che chiacchierato, tra partite ogni 3 giorni, stadi vuoti e le prime sentenze dai campi che salutano la Juve campione d’Italia per la nona volta consecutiva, arrivano da Reggio Emilia tre storie, tre sogni di una notte di mezza estate parafrasando il grande Shakespeare.

Già, perché lo scorso 22 luglio il Città del Tricolore come lo chiamano i reggiani è stato teatro di tre storie tutte da raccontare.

La prima è la tanto agognata promozione in serie B della Reggiana, ex Reggio Audace, che dopo tante traversie societarie e non, riabbraccia la serie cadetta dopo vent’anni. Una promozione tutta guadagnata e meritata dalla banda di mister Alvini che tramite un ottimo gioco si è imposta nella finale plyoff contro il più blasonato Bari, da tutti atteso alla vittoria. Per una volta i sospetti di palazzo e delle lunghe mani dei poteri forti del calcio sono stati spazzati dalla legge del campo, dove a decretare la vittoria è stata semplicemente la partita e chi è stato più bravo, non un’ovvietà nel paese di Calciopoli.

La seconda bella storia di questa serata è quella di Augustus Kargbo, il marcatore di questo storico 1-0 dei granata, che fino a 13 anni giocava scalzo in Sierra Leone, suo paese d’origine, e oggi è conteso da alcune squadre di Serie A. Un vero e proprio sogno che si realizza: dalla povertà africana al dorato mondo del calcio professionistico, passando attraverso un lungo viaggio fatto di sacrifici e rinunce, ma che culmina nel lieto fine di questa favola sportiva.

Infine la terza storia riguarda il capitano della Reggiana, Alessandro Spanò che, a 26 anni fresco di promozione e laurea, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato per continuare a… studiare!

Se non fossimo in Italia quella di Spanò sarebbe una storia normale: un ragazzo che segue le sue aspirazioni guardando al futuro.

Ma in un paese in cui i ragazzini (e più di loro i genitori) sognano di diventare calciatori perché si guadagna un mucchio di soldi e si hanno un mucchio di ragazze apparentemente senza far fatica, quella del capitano granata assume i contorni di una favola.

Non sta a me dire se la sua sia una scelta coraggiosa o meno. Sicuramente ha fatto una scelta in controtendenza e solo per questo dovrebbe essere citato come esempio per ogni ragazzo. Oggi decidere in maniera diversa dagli altri, con la propria zucca come dico ai miei ragazzi, è sicuramente una sfida non così scontata. Di sicuro Spanò sembra un folle rinunciando nel pieno della carriera ad un’occasione così ghiotta per affermarsi nel mondo del calcio. È la rinuncia di un sogno? No affatto e ce lo dice lui stesso: «Sono un po’ folle, lo so: ma a volte la ragione non ha ragione. Inseguite il vostro vero significato e vivrete per sempre un sogno».

Chissà, se dopo questa promozione in serie B, quanti genitori vorrebbero che il proprio figlio fosse come Kargbo e quanti invece vorrebbero avere un Alessandro Spanò.

Sicuramente ciò che accomuna i due ex compagni di squadra è aver centrato il loro obiettivo e aver scelto di perseguire il loro progetto di vita dandole un senso.

È nella parola “significato” che va ricercata la scelta di Spanò: non una cosa così straordinaria, bensì una scelta normale di chi, normalmente, ha deciso che direzione dare alla propria vita.

Troppo spesso ci riempiamo la bocca della parola “sogno” e forse per chi sta coi più piccoli ha più senso concentrarsi sulla parola “significato”. Alla fine non importa cosa si fa, ma importa come lo si fa e forse è davvero questo che ci porta a scoprire le persone che siamo.

E prima o poi Alessandro Spanò capirà se la sua scelta è quella giusta quando gli ricapiterà un pallone tra i piedi…

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