“Celeste cobalto”: giovedì 30 luglio, Ascanio Celestini porta in scena Radio clandestina

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Rassegna teatrale “Celeste cobalto”: giovedì 30 luglio, Piazza Bentivoglio, ore 21.30, Ascanio Celestini porta in scena Radio clandestina, spettacolo sull’occupazione nazista in Italia

A vent’anni dal debutto, Ascanio Celestini porta in scena Radio clandestina, spettacolo che riflette sulla storia e sulla memoria a partire da uno degli episodi più tragici dell’occupazione nazista in Italia, l’eccidio delle Fosse Ardeatine, per dare voce alle migliaia di famigliari e amici colpiti dalla morte delle 335 persone assassinate.

Prosegue la rassegna teatrale di “Celeste cobalto” giovedì 30 luglio con uno spettacolo storico di Ascanio Celestini, per la prima volta in scena a Gualtieri, con Radio clandestina, spettacolo nato a partire dal testo di Alessandro Portelli intitolato L’Ordine è già stato eseguito. L’appuntamento è in Piazza Bentivoglio alle ore 21.30. Lo spettacolo viene presentato da Teatro Sociale di Gualtieri in collaborazione e con il contributo di ANPI – Sezione di Gualtieri e CGIL SPI – Lega di Gualtieri.

A vent’anni dal debutto, Ascanio Celestini porta in scena Radio clandestina, spettacolo che riflette sulla storia e sulla memoria a partire da uno degli episodi più tragici dell’occupazione nazista in Italia, l’eccidio delle Fosse Ardeatine, per dare voce alle migliaia di famigliari e amici colpiti dalla morte delle 335 persone assassinate.

Il 23 marzo 1944 i Gruppi d’Azione Patriottica attaccano una colonna tedesca di polizia in Via Rasella.
Il 24 marzo per rappresaglia i nazisti uccideranno 335 persone in una cava sulla via Ardeatina.
Il 25 marzo sui giornali di Roma compaiono le parole dei nazisti che annunciano tanto l’azione dei partigiani quanto l’eccidio che seguì.

Questa sembra una storia che inizia un giorno e termina due giorni dopo, che si consuma in poche ore. Ma nel libro L’ordine è già stato eseguito di Alessandro Portelli, vincitore del Premio Viareggio, questa storia di poche ore viene inserita nella storia dei 9 mesi di occupazione nazista a Roma, e poi in quella dei 5 anni della guerra, dei 20 anni del fascismo: nella storia orale di Roma che diventa capitale e inizia velocemente a cambiare. Il libro si fonda su circa 200 interviste a singole persone a testimoniare che questa non è la storia di quei tre giorni, ma qualcosa di vivo e ancora riconoscibile nella memoria di una intera città.

«L’eccidio delle Fosse Ardeatine è conosciuto da tutti, e in particolare per i romani ha segnato il momento più tragico dell’occupazione nazista» spiega Ascanio Celestini a proposito di questo spettacolo teatrale «In questi mesi mi è spesso capitato di parlare del progetto al quale stavo lavorando e dopo un attimo vedere la cassiera del bar o il tecnico del teatro che mi si avvicinava dicendomi “io sono il figlio del ragazzino che giocava a pallone a via Rasella il giorno dell’azione partigiana” o “io mi chiamo Carla perché mio nonno si chiamava Carlo ed è morto alle Ardeatine…

All’inizio mi sembravano casualità, ma poi riflettendoci non è difficile capire che 335 morti alle Ardeatine hanno alle spalle centinaia di famiglie, migliaia di persone. Eppure la storia di questo eccidio è conosciuta sempre al contrario. Quasi tutti sanno che i nazisti subito dopo l’attentato partigiano di via Rasella mandarono in giro per Roma centinaia di comunicati, sui manifesti, sui giornali e alla radio. Ma visto che i partigiani non si presentavano, risposero al loro silenzio uccidendo 10 italiani per ogni tedesco morto. È una storia che sanno tutti anche se è una grande menzogna e questo per ammissione degli stessi tedeschi.

Nel processo del novembre ’46 al giudice che chiedeva: ma voi avreste potuto dire “se la popolazione romana non consegnerà entro un dato termine il responsabile dell’attentato io fucilerò 10 romani per ogni tedesco ucciso?” Kesserling rispondeva: “ora in tempi più tranquilli dopo tre anni passati devo dire che la idea sarebbe stata molto buona”.
– Giudice: “ma non lo faceste”.
– Kesserling: “no, non lo feci. E poi i nazisti come avrebbero potuto cercare i responsabili della bomba in via Rasella se tra l’esplosione di quella bomba e l’eccidio delle fosse Ardeatine non passarono alcuni giorni, ma soltanto poche ore”.

A Roma non esiste un’immagine chiara di ciò che fu il movimento partigiano. I partigiani ce li immaginiamo mentre camminano in montagna e cantano Bella Ciao, ma a Roma erano i tedeschi e i fascisti gli unici che avevano il permesso di muoversi in gruppo e cantare. I partigiani romani si muovevano soli o in gruppi di due e Carla Capponi (che partecipò anche all’azione di via Rasella) dirà che fu un’emozione quando sentì una persona che la chiamava per nome ad alta voce.

Il racconto della lotta partigiana e dell’occupazione nazista a Roma viene spesso riportato in maniera confusa, ma soprattutto l’eccidio delle Ardeatine e l’azione di via Rasella che lo precedette sono ormai parte di un mito negativo, di una storia che viene raccontata al contrario. Io ho provato, partendo dai materiali pubblicati nel libro di Alessandro Portelli L’ordine è già stato eseguito a dare voce a quella parte orale della storia che ancora racconta quei giorni in maniera viva, diretta e non rovesciata.

Il primo studio per un più ampio progetto sulla memoria orale dell’eccidio alle fosse Ardeatine è stato presentato dal 31 ottobre al 3 novembre 2000 nella cella n.11 dell’ex- carcere nazista di Roma a via Tasso (oggi Museo della Liberazione), per la manifestazione Luoghi della Memoria organizzata da Comune di Roma e Teatro di Roma. Sono passati vent’anni e i miei racconti stanno ancora in quella stanza. Nei pochi metri quadrati che occupano le scenografie di tutti gli spettacoli che ho portato in scena dopo.»
Per info e prenotazioni 329 1356183 (lun-ven, ore 18-20) oppure alla pagina: www.teatrosocialegualtieri.it/biglietteria

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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