Don Ganapini: messaggio del vescovo Massimo Camisasca

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Pubblichiamo il messaggio inviato dal  vescovo Camisasca alla notizia della morte monsignor Pietro Ganapini

Don Pietro Ganapini, che ci ha lasciati questa notte, concluso il giorno del suo onomastico, è una delle figure più singolari, forse la più significativa, dei missionari reggiani che hanno vissuto il loro ministero nella seconda metà del novecento e in questi primi anni del nuovo millennio. Si può dire che tutta la sua vita matura sia coincisa con la vocazione missionaria. Ordinato nell’agosto del 1950 è stato insegnante prima nel seminario di Albinea e poi in quello di Marola. Dal 1961 è vissuto ininterrottamente in Madagascar dove lo ha mandato la volontà del vescovo Beniamino Socche. Non esisteva ancora quel progetto missionario che si sarebbe poi manifestato e articolato negli anni del post concilio. Quando Ganapini parte il concilio era ancora un sogno nella mente del Papa. Si stavano preparando i lavori delle prime commissioni, nulla si poteva né prevedere né immaginare. Si sarebbe aperto poco più di un anno dopo la partenza di don Pietro. È un dato su cui dobbiamo riflettere: don Pietro ha vissuto lontano dall’Italia la stagione esaltante e difficile del post concilio. Ne è stato toccato, ma in modo assolutamente differente da quanto possiamo esserne stati segnati noi. È stato un prete sereno, costruttivo e legato all’essenziale.

Quando l’ho incontrato nel mio unico viaggio in Madagascar e poi qui in Italia ho sempre avuto la percezione di trovarmi di fronte a un bambino, così come ne parla il Vangelo e come Gesù ha pensato la vita adulta. Non un uomo sprovveduto, ingenuo, ma umile, positivo, interamente raccolto nel compito che gli era stato assegnato.

Le scuole che ha creato e diretto sono oggi un asse fondamentale del debole sistema educativo del paese. Le più di cento residenze scolastiche che, con l’aiuto degli amici di Pietro Ganapini, ha innalzato in questi ultimi anni sono il segno di una instancabile e lucida percezione del valore dell’educazione per il presente e il futuro di una Chiesa e di una nazione.

Ha amato ciò che incontrava e coloro a cui era destinato dal suo ministero. Non ha mai smesso di informarsi su ciò che accadeva in Italia, di leggere, di capire. In uno dei nostri colloqui più recenti mi parlava delle sue letture e mi chiedeva consigli rivelandomi i nomi degli autori preferiti.

Penso che la nostra Chiesa dovrebbe presto chiedere a un bravo giornalista con interesse storico di scrivere la vita di don Ganapini, mentre sono ancora vivi i testimoni della sua opera. Ne verrebbe un grande bene a tutti.

Don Pietro ci ha dato la testimonianza di una vita missionaria al servizio dei poveri, senza nessuna ombra di riduzione sociologica o ideologica. Egli era semplicemente Cristiano. La sua passione per la musica, che lo ha portato a creare tanti testi liturgici e popolari, cantati anche in lingua malgascia, rivela il lato angelico del suo animo ma anche una pienezza umana che chiedo a Dio di donare a tutti noi, presbiteri della Chiesa di Reggio Emilia – Guastalla.

Ora le spoglie mortali di don Pietro riposeranno in Madagascar, come lui ha voluto, ma la sua esperienza può trasbordare ben oltre e illuminare la missione cristiana di tanti nostri laici e presbiteri. Ritengo che don Pietro, con i suoi 92 anni, rappresenti una delle benedizioni più singolari della mia vita e sia un segno di come il cristianesimo possa trasformare la vita presente rendendola una vera anticipazione dell’eterno.

                                   

+ Massimo Camisasca

vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

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