Una ghirlanda di rose per la Vergine Maria

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Non si può certo dire che sia stata colpa della televisione, anche se molti lo sostengono, se tanti di noi abbiano smesso di recitare il santo Rosario in famiglia. La semplice ragione sta nel fatto che il bell’oggetto, che campeggia davanti al divano in quasi tutti i nostri soggiorni, essendo, appunto, un oggetto, non può compiere un’azione, quindi ne è soltanto il veicolo passivo. Eppure quando non c’era, di solito prima di cena, tante famiglie si raccoglievano in cucina, soprattutto nel mese di maggio ma non solo, per quest’atto di devozione.

La mia infanzia se lo ricorda bene: mio padre girava una sedia come fosse un inginocchiatoio e con la corona in mano iniziava con: “Deus, in adiutorium meum intende”, a cui noi tutti dovevamo rispondere con “Domine, ad adiuvandum me festina”. Noi bambini non capivamo il latino, ma sapevamo bene che per almeno una mezz’ora dovevamo stare attenti ed in silenzio; spesso eravamo richiamati per via della nostra insofferenza e soprattutto perché non riuscivamo mai a stare fermi, ma se oggi, a distanza di tanti anni, porto la corona del Rosario sempre in tasca lo devo proprio a quelle mezze ore.

Continua a leggere tutto l’articolo di Giuseppe Maria Codazzi su La Libertà del 10 giugno 2020 

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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