Questo campionato s’ha da fare

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Il Don Rodrigo del pallone ha sentenziato che il calcio deve ricominciare e così da sabato 20 giugno fischio d’inizio per il campionato di serie A. Si ricomincia da dove eravamo rimasti qualche mese fa: con la Juve saldamente prima tallonata dalla sorprendente Lazio e dall’altalenante Inter.

E se il pavido don Abbondio potrebbe essere quell’algoritmo che ha rischiato di assegnare questo scudetto rifiutandosi così di far disputare le partite, sicuramente gli innamorati di questo romanzo della pedata, i Renzo, siamo noi tifosi, distanti per tanto tempo dai nostri beniamini dalle scarpe bullonate, la nostra Lucia, e animati dalla stessa voglia che ho avuto io di rivedere la mia morosa dopo il lunghissimo lockdown.

Fortunatamente il Don Rodrigo di oggi è molto più magnanimo di quello manzoniano e ha detto SI (come l’uomo Del Monte, pubblicità per nostalgici) per ricominciare a giocare con una motivazione meno romantica di quello del Manzoni: basti pensare ai tanti interessi che il carrozzone del calcio italiano muove. Del resto anche l’amore si è attualizzato: alla bella Lucia oggi si preferisce il fruscio dei tanti soldini delle televisioni.

E così non sorprende di questi mesi trascorsi tra tavoli tecnici con governo italiano e governo del pallone a litigarsi la data di inizio; tra protocolli e regole ad hoc (se lo sputo equivale a un cartellino giallo il lama Pjanic non giocherà praticamente mai); tra stadi che saranno desolatamente vuoti e orari delle partite nuovi ma sempre da prime time nel palinsestoTv.
Per fortuna che esistono anche i più puri e sportivi per cui è giusto ricominciare per non falsare le classifiche, perché è il “campo che deve decidere”, una frase molto ripetuta dagli interisti, la razza più speranzosa in natura.

Incrociamo le dita che il contagio non corra sul manto erboso dei nostri campi, perché non oso pensare se dovesse esserci il ritiro forzato di una squadra causa…quarantena. Si aprirebbero scenari che nemmeno la peste manzoniana, o il covid di oggi hanno tratteggiato. Del resto agli italiani togliete tutto, ma non il pallone!
Show must go on, cantava il grande Freddy Mercury, e allora tutto è pronto e che vinca il migliore.

Ma se i professionisti riprendono per sudarsi il loro stipendio, a parte Balotelli che lo ha chiesto e si è ritrovato senza lavoro (chissà cosa avrà pensato un cassintegrato), per tutti gli altri che di calcio e passione vivono, cosa è stato fatto? Sono quei personaggi che giornali e tv ignorano, che non si sono seduti ai tavoli tecnici e che hanno dovuto chiudere i battenti a fine febbraio per senso di responsabilità e con il timore di non riaprire mai più.
Di società dilettantistiche e settori giovanili si inizia a parlare solo ora. Senza alcune certezze ovviamente. Del resto i piccoli, di nome e di fatto, arrivano sempre per ultimi.

E poco importante dell’utilità sociale che le tante scuole calcio hanno nei tanti comuni italiani, della tante persone coinvolte in quel dilettantismo mosso solo dalla passione.
Molte squadre dilettantistiche saranno destinate a chiudere, così come tanti settori giovanili saranno destinati a cessare le loro attività perché la crisi economica post Covid ha messo in ginocchio quelle tante aziende-sponsor che alimentavano il calcio dei più piccoli.

E così il pensiero corre sempre ai bimbi, alla loro voglia di giocare e alla domanda: perché in serie A si possono fare le partite e noi fra amici no?!
Vaglielo a spiegare che in serie A c’è un medico sociale che garantisce tamponi a tutti e che invece la squadrina per cui giochi è già tanto se non fa mancare i palloni per gli allenamenti. A tutto questo, poi, si aggiungono quei genitori che, mossi dal portafoglio che piange, sono invituperiti per riavere indietro i soldi della quota e stressati per avere avuto i figli chiusi in gabbia per mesi.
E così il castello di carta di una società dilettantistica è destinato a cadere,

Speriamo che il nostro ministro per lo sport sia illuminato nelle scelte e nelle decisioni animato dalla stessa saggezza di Frà Cristoforo nei Promessi Sposi e che alla fine oltre al campionato che s’ha da fare, si possa riprendere a giocare calcio, dappertutto.

E questo è solo il primo capitolo di un romanzo calcistico che appassionerà per tutta estate.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

 

 

Pubblicato in A bordo campo, Articoli

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