Consenso informato nella pratica medica

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In generale e in tempo di Coronavirus. La medicina difensiva

La questione è annosa, affrontata sia a livello interno che internazionale. Per proiettare lo sguardo nel contesto internazionale, va ricordata come momento focale la Convenzione di Oviedo, di cui sono firmatari gli Stati membri del Consiglio d’Europa, risalente all’anno 1997. Tale convenzione prende le mosse dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10.12.1948. Ha la finalità di garantire la dignità dell’essere umano e i diritti e le libertà fondamentali della persona.
La regola generale espressa è che un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero ed informato.
La persona deve ricevere una informazione adeguata sullo scopo, sulla natura, sulle conseguenze e sui rischi dell’intervento.
Il consenso in qualsiasi momento può essere ritirato.

Va garantita la protezione delle persone che non hanno la capacità di dare consenso. Dunque l’intervento su un minore non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante o in mancanza del Giudice, senza tuttavia mai trascurare il parere del minore come fattore sempre più determinante in funzione della sua età e del suo grado di maturità.

Leggi tutto l’articolo di Giancarlo Tarquini su La Libertà del 3 giugno 2020

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