Narcisismo, vittimismo, pessimismo: i tre nemici del dono di sé

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“Chiesa di oggi: su che cosa si fonda la nostra unità? Anche tra noi ci sono diversità di opinioni, di scelte, di sensibilità. Ma la tentazione è sempre quella di difendere a spada tratta le proprie idee, credendole buone per tutti, e andando d’accordo solo con chi la pensa come noi. E questa è una brutta tentazione che divide. Ma questa è una fede a nostra immagine, non è quello che vuole lo Spirito. Allora si potrebbe pensare che a unirci siano le stesse cose che crediamo e gli stessi comportamenti che pratichiamo. Ma c’è molto di più: il nostro principio di unità è lo Spirito Santo”.

Così si è espresso questa mattina, domenica di Pentecoste, Papa Francesco nell’omelia della solenne celebrazione eucaristica in San Pietro

E ha aggiunto che lo Spirito Santo “ci ricorda che anzitutto siamo figli amati di Dio; tutti uguali, in questo, e tutti diversi. Lo Spirito viene a noi, con tutte le nostre diversità e miserie, per dirci che abbiamo un solo Signore, Gesù, un solo Padre, e che per questo siamo fratelli e sorelle! Ripartiamo da qui, guardiamo la Chiesa come fa lo Spirito, non come fa il mondo”.

Il Santo Padre ha così proseguito elencando alcune contraddizioni mondo-Spirito: il mondo ci vede di destra e di sinistra, con questa ideologia, con quell’altra; lo Spirito ci vede del Padre e di Gesù. Il mondo vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia. “Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto; per Lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico.

Nel giorno di Pentecoste la prima opera della Chiesa è stato l’annuncio. Eppure gli Apostoli non preparano una strategia; quando erano chiusi nel Cenacolo non preparano un piano pastorale. Lo Spirito non vuole che il ricordo del Maestro sia coltivato in gruppi chiusi, in cenacoli dove si prende gusto a “fare il nido”. E questa è una brutta malattia – ha rimarcato Bergoglio – che può venire alla Chiesa: la Chiesa non comunità, non famiglia, non madre, ma nido.

Il dono è il segreto dell’unità della Chiesa. È importante credere che Dio è dono, che non si comporta prendendo, ma donando. Da come si intende Dio dipende il modo di essere credenti. Papa Francesco ha poi additato tre nemici del dono, che ostacolano l’uomo a donarsi: “sempre accovacciati alla porta del cuore: il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo.

Il narcisismo fa idolatrare sé stessi, fa compiacere solo dei propri tornaconti. Il narcisista pensa: “La vita è bella se io ci guadagno”. E così arriva a dire: “Perché dovrei donarmi agli altri?”. In questa pandemia, quanto fa male il narcisismo, il ripiegarsi sui propri bisogni, indifferenti a quelli altrui, il non ammettere le proprie fragilità e i propri sbagli.

il vittimismo è pericoloso. Il vittimista si lamenta ogni giorno del prossimo: “Nessuno mi capisce, nessuno mi aiuta, nessuno mi vuol bene, ce l’hanno tutti con me!”. Quante volte abbiamo sentito queste lamentele! E il suo cuore si chiude, mentre si domanda: “Perché gli altri non si donano a me?”. Nel dramma che viviamo, quant’è brutto il vittimismo!

Il pessimismo: qui la litania quotidiana è: Non va bene nulla, la società, la politica, la Chiesa …. Il pessimista se la prende col mondo, ma resta inerte e pensa: intanto a che serve donare? È inutile. Ora, nel grande sforzo di ricominciare, quanto è dannoso il pessimismo, il vedere tutto nero, il ripetere che nulla tornerà più come prima! Pensando così, quello che sicuramente non torna è la speranza. In questi tre nemici il credente si trova nella carestia della speranza “e abbiamo bisogno di apprezzare il dono della vita, il dono che ciascuno di noi è. Perciò abbiamo bisogno dello Spirito Santo, dono di Dio che ci guarisce dal narcisismo, dal vittimismo e dal pessimismo, ci guarisce dallo specchio, dalle lamentele e dal buio” ha affermato il Santo Padre .

Papa Francesco ha concluso l’omelia con questa preghiera allo Spirito Santo: “Liberaci dalle paralisi dell’egoismo e accendi in noi il desiderio di servire, di fare del bene. Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi. Vieni, Spirito Santo: Tu che sei armonia, rendici costruttori di unità; Tu che sempre ti doni, dacci il coraggio di uscire da noi stessi, di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia”.

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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