Rimborso dei DPI alle imprese: fondi già esauriti

Stampa articolo Stampa articolo

“Inaccettabile, irrispettoso delle persone, delle imprese, di quanti si adoperano per garantire una prospettiva meno devastante al Paese rispettando le norme e, spesso, rafforzando oltre le norme le misure atte a garantire sicurezza ai lavoratori, ai fornitori e ai clienti nella continuità delle attività produttive”.

E’ durissimo il giudizio di Confcooperative Reggio Emilia sugli esiti del Bando “Impresa Sicura” con il quale viene rimborsato alle imprese il costo dei dispositivi di protezione individuale previsti dalle norme anti-covid in relazione allo svolgimento delle attività produttive e di servizio.

“Che la cifra stanziata fosse oltremodo modesta – sottolinea la centrale cooperativa di Largo Gerra – era evidente da subito, ma il confronto tra le disponibilità e il volume delle domande presentate rende oltremodo evidente la sproporzione: 50 milioni messi in campo per i rimborsi cui hanno corrisposto richieste per 1,2 miliardi di euro”.

“A tutto questo – prosegue Confcooperative – si aggiunge la beffa del meccanismo adottato, che ha portato all’esaurimento di tutte le disponibilità poco più di un secondo (esattamente 1,046 secondi!) dopo l’apertura del bando online, mentre nel primo minuto sono giunte richieste per quasi 60.000 domande per un importo pari a 500 milioni di euro, cifra dieci volte superiore alle disponibilità”.

“Ad aggravare il percorso delle imprese – prosegue Confcooperative – resta anche il totale silenzio sul possibile credito d’imposta del 50% che dovrebbe essere riconosciuto alle imprese per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale; dall’Agenzia delle Entrate, infatti, non è ancora giunta alcuna disposizione al proposito”.

“In ogni caso, se il credito d’imposta fosse confermato in quei termini – osserva Confcooperative – ci troveremmo di fronte ad aziende che hanno un rimborso totale delle loro spese e ad altre che possono recuperarne solo il 50%, con un trattamento iniquo che si traduce in una vera e propria distorsione della concorrenza fra le imprese, considerando le rilevantissime spese che le aziende sopportano per l’acquisto dei dispositivi e le spese di sanificazione”.

“Al Governo – conclude Confcooperative – chiediamo un intervento immediato affinchè superata questa situazione, ripristinando non solo condizioni di equità di trattamento, ma implementando anche e decisamente le risorse a disposizione di chi deve concretamente sostenere la ripresa del Paese e vigilando affinchè non si attivino quei meccanismi di speculazione sui prezzi dei beni finali che già si sono verificati in modo inqualificabile su quelli dei dispositivi di protezione”.

Pubblicato in Articoli, Associazioni

Lascia un commento