Colpito e guarito dal Covid-19

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Anche il Vicario generale della Diocesi ha contratto il Coronavirus: tornato al lavoro, fa tesoro a livello spirituale dell’isolamento vissuto 

Il Covid-19 non ha guardato certo in faccia all’abito talare. Anzi, in Italia sono stati oltre 120 i sacerdoti che hanno pagato con la vita la loro prossimità ai fedeli nei giorni in cui il nemico invisibile circolava quasi indisturbato e le misure di protezione sociale erano ancora deboli. Né il virus ha guardato troppo al ruolo o all’età dei membri del clero: tra i contagiati ci sono stati vescovi, un cardinale romano e anche sacerdoti ancora giovani, nel pieno delle forze.
Tra i presbiteri che hanno recentemente annunciato la loro guarigione alle loro comunità, insieme a monsignor Antenore Vezzosi, a don Giuliano Guidetti e a don Gionatan Giordani, c’è anche il numero due della nostra Chiesa diocesana, monsignor Alberto Nicelli. Quarantotto giorni di confinamento in Seminario, tra paura, riposo e intercessione, prima di arrivare all’agognato doppio tampone negativo e al ritorno alla vita “normale”.
È stato lui a guidare la settimana scorsa il santo Rosario dalla Cappella privata del Vescovo, in quel 4 maggio che ha sancito ufficialmente per tanti italiani l’avvio di una prudente “Fase due” e che, essendo lunedì, è stato accompagnato in modo liturgicamente intonato proprio dai misteri della gioia. E una gioia è senz’altro ritrovare nel suo ufficio, sia pure a ritmo un po’ ridotto per ovvi motivi di convalescenza, il Vicario generale, che ha accettato di raccontare la sua esperienza di malato in comunione di preghiera con tanti altri infermi.

Leggi il testo integrale dell’intervista su La Libertà del 13 maggio 2020 

 

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