Divina Misericordia

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In questo tempo segnato dal Covid-19 c’è anche il rischio di dimenticare chi è rimasto indietro. Ma la pagina del Vangelo di domenica 19 aprile ci dice che la Divina Misericordia non abbandona nessuno. Tommaso, l’apostolo incredulo, era assente “la sera di quel giorno”. Quel primo giorno della settimana, la corsa dei due discepoli al sepolcro vuoto e l’apparizione del Risorto a Maria di Magdala. È il giorno in cui Cristo si manifesta agli apostoli “mentre le porte erano chiuse”; sta in mezzo a loro e augura la pace. “Otto giorni dopo” di nuovo Gesù entra nel cenacolo; è il giorno dell’incredulo Tommaso che deve toccare le ferite per credere: “non essere incredulo ma credente”, gli dice il Signore.

Papa Francesco celebra in una chiesa a pochi passi dal Vaticano, Santo Spirito in Sassia, nella festa della Divina Misericordia, istituita da Papa Wojtyla venti anni fa in occasione della canonizzazione di suor Faustina Kowalska. La memoria torna indietro. Quindici anni fa, la sera del 2 aprile, primi vespri della festa della Divina Misericordia, il giorno in cui, alle 21 e 37 minuti, il Papa “venuto di un paese lontano” concludeva il suo pellegrinaggio terreno, passando “di vita in vita”.
Nella festa della Divina Misericordia di nove anni fa, primo maggio 2011, la beatificazione di Giovanni Paolo II; e tre anni dopo, 27 aprile, la canonizzazione in piazza San Pietro, presieduta da Papa Bergoglio.

Continua a leggere l’articolo di Fabio Zavattaro su La Libertà del 29 aprile 2020

 

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