Il Papa prega per insegnanti e studenti

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“Preghiamo oggi per gli insegnanti che devono lavorare tanto per fare lezioni via internet e altre vie mediatiche e preghiamo anche per gli studenti che devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati. Accompagniamoli con la preghiera”.

Con questo invito Papa Francesco ha introdotto, venerdì 24 aprile, la Santa Messa nella cappella di Santa Marta.

Nell’omelia, il Papa ha commentato il brano del Vangelo di Giovanni (6,1-15) che racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù mette alla prova gli apostoli che non sanno come sfamare la grande folla che li segue: li fa crescere. Gesù amava stare in mezzo alla folla. Non così i suoi discepoli: e li correggeva.

E’ proprio qui si vede l’atteggiamento di Gesù con gli apostoli. Continuamente li metteva alla prova per insegnare loro e, quando loro erano fuori limite e fuori da quella funzione che dovevano fare, li fermava e insegnava loro.

“Il Vangelo è pieno di questi gesti di Gesù per far crescere i suoi discepoli per diventare pastori del popolo di Dio, in questo caso vescovi”. E una delle cose che Gesù amava di più era essere con la folla perché anche questo è un simbolo dell’universalità della redenzione. E una delle cose che più non piaceva agli apostoli era la folla perché a loro piaceva stare vicino al Signore, sentire il Signore, sentire tutto quello che il Signore diceva.

Il Signore cercava la vicinanza con la gente e cercava di formare il cuore dei pastori alla vicinanza con il popolo di Dio per servirli. E loro, gli apostoli, che volevano stare soli con Gesù, sono stati eletti e si sentivano un po’ una cerchia privilegiata, un ceto privilegiato, “un’aristocrazia”, diciamo così, vicini al Signore, e tante volte il Signore faceva gesti per correggerli. Per esempio, pensiamo con i bambini. Loro custodivano il Signore: No, no, non avvicinare i bambini che molestano, disturbano. E Gesù? “Che vengano i bambini”. E loro non capivano. Poi hanno capito. E così insegnava loro quella vicinanza al popolo di Dio.

È vero – ha riconosciuto il Santo Padre – che il popolo di Dio stanca il pastore, stanca: quando c’è un buon pastore si moltiplicano le cose, perché la gente va sempre dal buon pastore per un motivo, per l’altro. E Gesù forma, raccomanda ai discepoli, agli apostoli questo atteggiamento pastorale che è la vicinanza al popolo di Dio. “E il popolo di Dio stanca, perché sempre ci chiede cose concrete, sempre ti chiede qualcosa concreta, forse sbagliata ma ti chiede cose concrete. E il pastore deve accudire a queste cose”.

Il potere del pastore è il servizio, non ha un altro potere e quando sbaglia su un altro potere si rovina la vocazione e diventano, non so, gestori di imprese pastorali ma non pastore. La struttura non fa pastorale: il cuore del pastore è quello che fa la pastorale. E il cuore del pastore è quello che Gesù ci insegna adesso. Chiediamo oggi al Signore perché il Signore insegni ai pastori a non avere paura del popolo di Dio, a non avere paura di essere vicini.

gar

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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