Un uomo vestito di bianco attraversa una piazza vuota

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Caro Direttore, siamo lieti di poterle inviare il terzo articolo nei giorni drammatici che stiamo vivendo, sperando di dare un contributo utile (i precedenti due articoli sono stati pubblicati su La Libertà del 25 marzo e dell’1 aprile, ndr).

Un uomo vestito di bianco attraversa una piazza vuota, sotto la pioggia, senza alcuna copertura. Si ferma davanti ad una croce anch’essa bagnata dall’acqua. Con un ostensorio benedice davanti a sé uno spazio vuoto, rotto dal suono delle sirene. Sono circa le 6 del pomeriggio. Più di 17 milioni di televisioni accese sulle parole e sul silenzio di quell’uomo, che rappresentava e dava voce ai cuori di ognuno. Tante riunioni sono state interrotte o rimandate; tanti collegamenti sono stati posticipati; tante telefonate si sono abbreviate: tutto questo per dare spazio ad un fatto – già definito epocale – che per moltissime persone ha avuto un’attrattiva potente ed un fascino così insolito da rendere ogni altro impegno secondario. Perché? 

Per l’attesa di una speranza possibile. E così noi, tutti noi, che ci siamo seduti davanti alla tv, noi che abbiamo rinviato o sospeso le nostre consuete incombenze, non siamo stati tanto diversi dalle folle che si accalcavano intorno a Cristo: quella gente andava lì solo per curiosità, o magari con uno strano presentimento di bene o, ancora, con una ferita lacerante che nessun altro aveva potuto sanare. Ecco, possiamo dire che quella sera una pagina contemporanea di Vangelo è stata vissuta. E ognuno avrà spento la televisione con qualcosa in cuore: una consolazione passeggera o magari un’intuizione più vera, da verificare e da approfondire.

Continua a leggere il testo integrale dell’articolo di Comunione e Liberazione Reggio Emilia su La Libertà del 15 aprile 2020 

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