Apparire o essere vale anche in fotografia

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Una cara amica che ha la fortuna di abitare a Montalto, dico la fortuna perché una volta se ne lamentava, ma di questi tempi ne apprezza assai l’isolamento e credo che passata la ‘tempesta’ non lo disdegnerà mai più. Bene, dicevo, questa cara amica mi ha inviato un messaggio chiedendomi cosa ne pensavo di un video che in questi giorni imperversa nella Rete, ne stava discutendo con i suoi amici del CEIS. Qui sotto il video se qualcuno di voi non l’avesse già visto.

È un omaggio che il grande fotografo Steve Mc Curry ha voluto fare, con una serie di immagini ed alcuni commenti di grandi personaggi, all’Italia in questo periodo di grande difficoltà. Il soggetto, Mc Curry, è noto, a tutti quelli che masticano un po’ di fotografia e non, soprattutto per aver scattato tanti anni fa il ritratto di una ragazza afgana:

Sharbat Gula, Afghan girl, McCurry, 1984

Il giudizio sull’opera del fotografo, nato a Filadelfia nel 1950, lo dà con compiutezza il numero dei premi ricevuti, il fatto che sia membro dell’Agenzia Magnum dal 1986, il numero dei libri stampati che riempiono gli scaffali delle librerie ed infine gli innumerevoli servizi pubblicati sulle più importanti riviste internazionali.

Tuttavia non è fra i miei preferiti. Le sue immagini, ho risposto alla mia amica,  sono sicuramente interessanti, come quelle del video, ma tendono a mostrare una bellezza romantica ed enfatizzata anche dove un gran romanticismo in realtà non c’è. Quella bellezza che va a braccetto con la carta patinata delle riviste prima menzionate, ma che poco ha a che fare con il racconto del nostro quotidiano.

Con questo testo, per tornare al titolo, non voglio togliere niente al piacere che si prova nel guardare immagini così ben realizzate, ma nessuna di quelle mi potrà mai dare quello struggimento, che mi coglie nel trovarmi davanti a quella di Tomoko, nel suo bagno.

Tomoko. nel suo bagno, Minamata, Smith, 1972

Un’immagine in cui trovo una bellezza infinita, che colgo vera e meravigliosa nello sguardo della madre che tiene in braccio la figlia disabile durante il bagno. La vicenda in cui è stata scattata questa fotografia è descritta sulla rete, basta digitare Minamata seguito da Eugene Smith. Non mi è dato sapere se il fotografo, nel premere il pulsante di scatto, abbia pensato per un momento alla statua che si trova nella prima cappella a destra entrando in San Pietro a Roma, ma certamente ci penso io tutte le volte che mi trovo a guardare la fotografia di Tomoko al bagno.

Pietà, Michelangelo, 1499

Una cosa tuttavia condivido pienamente con il video, ho infine detto alla mia amica di Montalto: dovremmo imparare tutti noi ad amare l’Italia, come l’hanno amata i tanti che hanno scritto quei brevi pensieri inseriti fra le immagini. Ma invece spesso la usiamo e basta.

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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