#facciamosquadra per una partita importante

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Restare a casa è l’invito più frequente che sentiamo in queste ultime settimane. Ci viene chiesto di fare la nostra parte e, così come succede in una squadra, se tutti ci mettono impegno la partita si vince. Già, perché per spiegare ai più piccoli, ma anche ai più grandi, questo flagello che è il Coronavirus, con isolamento e “carcerazione” forzata a farla da padrone, la metafora della partita da vincere calza a pennello. È solamente tutti assieme che possiamo vincere contro questo subdolo avversario che a fine primo tempo è in netto vantaggio a giudicare da vittime e contagiati.

Grazie al nostro impegno sembra che l’inerzia della partita stia cambiando, che i nostri sacrifici, il nostro “allenamento” a stare in casa, stia portando frutto e che stiamo in qualche modo arginando il dominio avversario. Ma la partita è ancora lunga.

E come stiamo giocando stando chiusi in casa? Come ci industriamo per trascorrere il nostro tempo? Be, noi mister abbiamo rispolverato i giochi più semplici (e forse più efficaci) di quel calcio di strada sempre tanto sentito nominare.

Siamo tornai al rapporto “ io e il pallone”: lo accarezzo, lo tratto, palleggio, lo alzo, lo controllo e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo riscoperto il muro come compagno di gioco, la campana, finte e contro finte contro avversari immaginari… insomma basta fare una carrellata social con video di esercitazioni di ogni tipo. Direi che questa quarantena ci ha fatto un po’ riconciliare con il pallone.

Ma questa partita non si gioca solo con i piedi. Servono cuore e intelligenza, pazienza e abilità. Stiamo riscoprendo cosa significa “marcare” la noia, una delle armi più efficaci del nostro avversario.

E allora come ogni volta che si affronta un avversario di tutto rispetto, possiamo imparare qualcosa anche da chi abbiamo contro.

Viviamo un momento in cui questa pandemia ci sta insegnando a riscoprire il valore dell’ubbidienza e della pazienza: siamo costretti dentro le nostre abitazioni, senza deroghe, senza se e senza ma.

E questa costrizione ci invita a pensare agli altri: non dobbiamo stare in casa solo per noi, ma anche per chi ci sta attorno, anche per quelli che non conosciamo che sono i nostri nuovi compagni di squadra.

La noia delle giornate senza le nostre mille attività di sicuro ci aiuterà a far ricorso alla nostra inventiva, alla nostra fantasia: quanti giochi si possono riscoprire! Ma soprattutto la noia ci invita a pensare.

Questa partita, come tutte le partite che affrontiamo fuori e dentro al campo del resto, è l’ennesima occasione per crescere. Bimbi e ragazzi hanno l’occasione di pensare, di farsi un’idea di quello che è il nostro mondo ma soprattutto hanno l’occasione di interrogarsi su il senso delle cose che facciamo. Le nostre vite non sono scandite da azioni e appuntamenti svolti come in una catena di montaggio, ma devono essere scandite dalla consapevolezza di ciò desideriamo e viviamo. È un’occasione per avvicinarsi a conoscere il perché delle cose. Quante rogne che porta fermarsi e chiedersi il perché. Più facile non rispondere: troppo tempo perso a spiegare. Ma per fronteggiare il nostro avversario servono anche le risposte a molti perché della vita.

 Aiutiamo i nostri ragazzi a scoprire quanto vale il saper rinunciare, il dover ubbidire, il valore di un piccolo sacrificio del singolo per il bene di tutti. E aiutiamoli ad avere il coraggio di essere protagonisti, di dire la loro, in ogni partita che si troveranno a giocare. Magari così si accorgeranno chi sono i veri eroi dei nostri tempi. Di sicuro non i calciatori o gli uomini di successo.  Ma tutti coloro che danno la propria vita per gli altri, a cominciare da chi questa partita la sta giocando nelle trincee degli ospedali. Allora forse scopriremo anche il vero senso di essere squadra: donarsi agli altri.

E davvero #facciamosquadra e possiamo vincere questa partita.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

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