Auguri della Coldiretti al mondo agricolo

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Un inverno difficile, una feconda primavera per una bella estate

Nuovo modello di sviluppo e di crescita per chi ama la campagna e la montagna, sa coniugaree favorire salute, solidarietà, benessere.

Come si fa a non amare la terra e la montagna e quanti vi abitano e se ne prendono cura, traendo ispirazione e mezzi con fatica per la bellezza e la bontà dell’esistenza?

In particolare la terra montanara offre una vita più vera, più solidale, più serena di quella della città e dei centri industriali.

Vivere a contatto con la montagna e la terra ci rivela la varietà e la connessione con le stagioni della vita.

L’esistenza dell’uomo conosce molte situazioni di rinnovati inverni e primavere.

Questa pandemia è uno di questi inverni, improvvisa, ma non tanto e non la sola! Inverni sono tutte le situazioni che non si lasciano facilmente cambiare. Una malattia incurabile, un’invalidità permanente lasciata ai margini, il rifiuto di riconoscere le nostre incapacità, vedere il bene e ritrovarci a fare il male nonostante i propositi quotidiani , le inimmaginabili scelte dei figli, le reiterate e persistenti scelte sbagliate della politica, il divario di incomunicabilità tra le generazioni, un universo ammalato, abomini e afflizioni che non si contano. Da queste contraddizioni di non-vita non ci salviamo neppure noi che ci diciamo  discepoli di Gesù! La montagna e la campagna potranno rifornire beni utili da usare, belli da contemplare e buoni da mangiare?

Don Angelo Guidetti

 

 

Dopo anni di stordimento, di corsa per appropriarci di cose, di sfruttamento delle persone è venuto il tempo di alzare lo sguardo, di accorgerci che non siamo soli. La nostra montagna non va abbandonata! La terra e l’universo creato devono essere ascoltati!  La nostra terra con il suo clima, con il suo ritmo a passo d’uomo, con i suoi sapori, con la sua aria pulita ha la capacità di far star bene e di raccontare alla città degli uomini, alla frenesia dei centri industriali nuove dinamiche, regole fondamentali, valori irrinunciabili e tanta umanità. Può offrire straordinarie opportunità per la lotta al cambiamento climatico con i suoi boschi, con i suoi semi, con la sua produttività. La creatività delle persone che si laureano in artigianato (leggi: lavorare con arte) promuove nuovi modelli di sviluppo, può offrire prodotti genuini cominciando dal buon pane e dall’acqua pura, può curare la bellezza naturale dei luoghi abitati, può far incontrare le famiglie con la natura senza bisogno di grosse cilindrate (certi tramonti e cieli stellati si godono ormai solo in montagna, purtroppo!), può favorire in mille modi sviluppo, salute, crescita e solidarietà con assistenza alle fasce deboli della famiglia e del mondo che si è fatto così vicino.

La sfida lanciata da questo inverno troppo lungo, generato dallo sviluppo inconsiderato in cui ancora ci lasciamo coinvolgere, tenta le famiglie, i giovani a scappare dalla terra e soprattutto dalla montagna e dal rispetto dei tempi lenti della terra. Dobbiamo invece aprire i cuori e le menti a prendere sul serio questa sfida. Il valore delle nuove classi sociali e il rinnovamento delle istituzioni, anche ecclesiali, saranno misurate su questa capacità di inventare strade nuove capaci di generare verità e modelli di vita nuovi. Il lavoro di formazione e ricerca è essenziale per far fronte alla complessità delle prove a cui siamo sollecitati da questo lungo inverno costruito anche dai nostri errori. Per avere questi sguardi nuovi la parola deve andare soprattutto ai giovani, messi in grado e dotati di mezzi economici e necessari per dare concretezza alla nuova stagione, ai loro progetti, perchè non rimangano un sogno e un’evasione dal lavoro.

Le rondini, quando sentono il tempo nuovo, si muovono ordinatamente, sospinte da un invincibile istinto vitale che indica loro la rotta e i porti là dove la primavera è in fiore. Anche le forze vive della nostra terra e della nostra montagna che sono tante e variopinte, del nostro mondo artigianale, dei sacerdoti, ministri di Dio, sapranno connettere le persone alle nuove esperienze che timidamente si affacciano e sapranno condividere forze e competenze diverse e sostenere i giovani e le famiglie a prendersi le proprie responsabilità perché la montagna e la terra partoriscano nuove primavere e nuove estati per tutti.

Torna alla mente il ragazzo della canzone di Celentano che, andato in città tra il cemento, fatica a respirare, ha perduto gli amici e il confronto con il prete dell’oratorio.

L’inverno della vita è l’esperienza del limite imposto “dall’essere noi tutti semplici creature”; abbiamo una vita donata che pertanto non è in nostro potere assoluto, non è un bene commerciabile ma un “dono buono” da amministrare saggiamente, con verità e amore.

Che fare allora? Ci arrendiamo all’inverno o interroghiamo Gesù e lo ascoltiamo?

“Imparate dalla pianta del fico quando ormai il suo ramo si fa tenero e spuntano le foglie, sapete che la primavera e l’estate sono vicine”.

Così anche: “Quando soffia lo scirocco voi dite: “fa caldo”; quando vedete una nuvola salire da ponente, voi subito dite: “viene la pioggia” e così accade. Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete valutarlo? Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?”

“Quando vai con il tuo avversario dal magistrato lungo la strada (leggi: lungo la vita), cerca di trovare un accordo con lui per evitare che ti trascini davanti al giudice; non ne uscirai finché tu non abbia pagato fino all’ultimo”.

“Chi è infatti l’amministratore che il Padrone (leggi: Padre, Signore) metterà a capo della sua servitù per dare a ciascuno la razione di cibo necessario? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Lo farà sedere a tavola e si metterà Egli stesso a servirlo”.

 

Non è mai troppo chiaro quando finisce un’epoca e ne inizia un’altra, specialmente oggi che il tempo corre veloce e nel nostro mondo in cui le distanze sono avvicinate. Alla luce delle parole di Gesù, con profonda compassione per i nostri fratelli, per conoscere le trasformazioni in cui siamo immersi, bisogna fermarsi per cogliere lo spirito del nostro tempo, rileggere il libro del creato, penetrarlo, farci profonde domande, immaginare risposte nuove, avere dimestichezza con la complessità dei meccanismi tecnici e dei nuovi mezzi di comunicazione.

Giorgio La Pira ci dice che noi navighiamo in un grande universo in cui è facile per tutti cogliere le correnti che affiorano in superficie, ma è compito di grandi maestri, di attenti profeti, di sana politica, di umili uomini e donne cercatori di verità, credenti o di buona volontà, decifrare le grandi onde che si preparano in profondità, si gonfiano, per poi manifestarsi inaspettate con grande forza.

Questa ricerca bisogna farla tutti insieme, in un dialogo vero perché la verità è di tutti. La globalizzazione ci parla di troppe contraddizioni da riconciliare: distanze, scontri, ferite che invece di rimarginarsi diventano più profonde.

Le persone ora vivono più vicine, la scienza applicata alla tecnica propone prodotti capaci di imporre nuovi modelli e valori, tante volte creati ad arte.

Davide Sassoli scrive:

“La lettura quotidiana del nostro tempo ci parla di società pervase da forti ondate di disgusto, di immense delusioni, di istituzioni traballanti che fanno fatica ad essere riconosciute utili a garantire la vera libertà per tutti”.

Anche questo è inverno, utile per trovare tutti i semi necessari, tutti indispensabili da gettare oggi nel sacrificio, per governare le alterne stagioni della vita e domani raccogliere i frutti abbondanti dell’estate.

Don Angelo Guidetti

Consigliere ecclesiastico di Coldiretti Reggio Emilia

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