Chi lavora in tempi di emergenza? Indagine Lapam

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Oltre al personale sanitario sono tanti a sostenere il Paese nella battaglia di primavera contro il coronavirus

“In questi giorni siamo tutti affidati alla straordinaria qualità del personale medico e paramedico dei nostri ospedali: in Emilia-Romagna in 22 strutture di ricovero lavorano 7 mila medici e 20 mila infermieri, persone in prima linea nella guerra al coronavirus, lavorando senza sosta ed esposti al rischio di contagio”.

Inizia così, con un omaggio non formale agli operatori sanitari, la lettura dei dati su chi ‘deve lavorare’ frutto di una indagine del centro studi Lapam Confartigianato. Un excursus che mette in evidenza chi lavora, per così dire, sulla retrovia di una battaglia di primavera, quella al coronavirus, che vede impegnati tutti noi. L’indagine Lapam prosegue: “Sono migliaia, anche a Reggio Emilia, le attività che tengono vive il Paese e tra queste vi è una elevata presenza di micro e piccole imprese e di artigianato”. Si va dall’autotrasporto che garantisce la logistica delle merci, all’autoriparazione; dalle imprese delle pulizie a quelle alimentari; dalle imprese dell’impiantistica elettrica, elettronica e termoidraulica, essenziali anche per l’assistenza alle strutture ospedaliere e per la predisposizione in corso dei nuovi reparti di terapia intensiva. E poi lavanderie, taxi e imprese di noleggio autovetture con conducente; imprese di riparazione di computer e apparecchiature per le comunicazioni (così strategiche per lo smart working). In prima linea nell’emergenza sanitaria figurano anche le imprese dei servizi di pompe funebri.

“Bene – sottolinea Lapam – a Reggio Emilia stiamo parlando di ben 4.960 imprese (il 9,2% del totale di quelle reggiane) e di queste ben 3.684 sono artigiane, una percentuale che sfiora i tre quarti (per la precisione il 73,5%) e che rappresentano quasi un quinto, il 19,8%, del totale delle imprese artigiane.  Mettendo il fuoco sull’artigianato queste 3.684 imprese sono costituite soprattutto da quelle di di installatori e idraulici (1.320) e di trasporto merci su strada (786), a seguire autoriparatori (667), industrie alimentari (350) e attività d pulizia e disinfestazione (200). Poi lavanderie (115), taxi e vetture con conducente (99), assistenza informatica (65), supporto ai trasporti (32) e pompe funebri (14). A queste attività – conclude Lapam – si aggiungono le imprese e i lavoratori dei settori di energia, acqua e raccolta rifiuti che, insieme con gli occupati della distribuzione commerciale, delle Tlc, dei servizi di informazione, delle edicole e del trasporto pubblico offrono il loro contributo in questa battaglia di primavera contro il Covid-19. Al mantenimento dei segni vitali del sistema economico contribuiscono anche alcune imprese del manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi che ancora oggi, garantendo le necessarie condizioni di sicurezza, continuano ad operare se pure a ritmi ridotti”.

Pubblicato in Articoli, Associazioni

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