Camisasca: dai giorni del virus, un’occasione di preghiera

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Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunciata dal Vescovo domenica 8 marzo nella seconda Domenica di Quaresima.

Cari fratelli e sorelle, cari amici,

è un’occasione speciale, questa, di entrare nelle vostre case e di parlarvi. È l’occasione della celebrazione domenicale, di una celebrazione quaresimale molto “particolare” per noi. Non dimentichiamo mai però che la Quaresima conduce alla Pasqua: è necessaria per poter entrare, dopo una purificazione della mente e del cuore, nell’esperienza della Risurrezione. E io spero che questa esperienza difficile e dolorosa che ci è data di vivere in questo momento, a causa della diffusione del Coronavirus, rappresenti per tutti noi una purificazione della mente e del cuore.

La mia preghiera è innanzitutto per coloro che ci hanno lasciato e perché ci sia consolazione per chi è rimasto. Desidero poi esprimere la mia vicinanza a coloro che sono in difficoltà. In primo luogo ai malati, a coloro che sono stati infettati dal Coronavirus; a coloro che in diverso modo sono limitati nelle loro condizioni di vita. La mia vicinanza va poi ai loro famigliari. Penso poi a tutti coloro che prestano il loro lavoro in questo momento difficile: i medici, gli infermieri e tutte le persone vicine ai malati, che stanno dando una prova molto profonda e molto seria di dedizione e di donazione delle proprie energie, in molti casi senza nessun risparmio di se stessi, al punto di essere, in taluni casi, toccati dalla stessa malattia. Sono vicino anche alle autorità che devono prendere decisioni difficili. Sono vicino alle famiglie che, se da un lato vedono felicemente la presenza dei loro figli a casa, dall’altra vivono la difficoltà di essere loro vicini e non sanno bene come conciliare i loro compiti scolastici e il lavoro. Tutta una serie di problemi che probabilmente si addenseranno ancora di più nei prossimi giorni.

La nostra preghiera è una supplica al Signore, per l’intercessione di Maria, soprattutto della nostra Madonna della Ghiara, affinché allontani da noi il flagello della malattia, delle difficoltà che stanno gravando su tutto il Paese.Difficoltà anche di ordine economico che ci obbligheranno certamente a cambiare ritmi e modi della nostra esistenza quotidiana.

Vorrei trarre dalle letture che abbiamo ascoltato, degli insegnamenti per questi nostri giorni.In primo luogo dal libro della Genesi: l’inizio della vicenda di Abramo (cf. Gen 12,1-4a). Dio parla, dice ad Abramo: “Esci, esci dalla tua terra verso un paese che ti indicherò”. Da una parte accade qualcosa di molto singolare e nuovo della storia del mondo: non è l’uomo che cerca Dio, ma è Dio che cerca l’uomo, che cerca la sua vita e gli da’ degli indirizzi per vivere. Dio cerca l’uomo, scende sulla terra e dice ad Abramo: esci dalla tua terra, esci dalle condizioni di vita in cui hai trascorso finora i tuoi giorni ed entra in una vita nuova. Quale? La vita che io ti indicherò.

Anche noi stiamo vivendo un momento simile: dobbiamo uscire dalle condizioni di vita in cui abbiamo vissuto finora e nello stesso tempo non sappiamo bene, come accadeva per Abramo, quale sarà la vita che ci troveremo a vivere, quali saranno le condizioni concrete della nostra vita futura. Certamente tutti ci auguriamo che esse possano essere dignitose, belle, luminose, ma allo stesso tempo ci dobbiamo chiedere se questo uscire dalla terra verso un nuovo traguardo, un nuovo paese, un nuovo obiettivo, non ci insegni anche che qualcosa deve cambiare. Che cosa deve cambiare?

Innanzitutto ci siamo trovati feriti: feriti nella nostra debolezza. Abbiamo scoperto la nostra debolezza. Pensavamo forse di essere onnipotenti, pensavamo che nessun male e nessun inconveniente avrebbe potuto toccare la nostra vita, e invece ci siamo scoperti fragili. E ci siamo scoperti fragili di una fragilità molto irruente, immediata. In pochi giorni tutto è cambiato. Non è stato come un nemico che viene da lontano e si avvicina a poco a poco, ma piuttosto come un nemico che ha invaso di colpo le nostre vite, che ci ha scossi e ci ha chiesto di vivere in altro modo. Forse, come ho detto più volte in questi giorni e anche nelle due lettere che ho scritto a voi fedeli della Diocesi, forse ci è chiesto realmente di riscoprire ciò che è essenziale nella nostra esistenza. Ciò che è veramente essenziale nella nostra vita è solamente il nostro affidamento a Dio. Non possiamo basarci solamente sulle nostre forze. Certamente dobbiamo ringraziare tutti coloro che nel passato e anche in queste settimane hanno continuato e continuano a lavorare: mi riferisco agli scienziati, ai ricercatori, e ci auguriamo che possano trovare presto dei rimedi efficaci. Nello stesso tempo abbiamo scoperto che c’è una fragilità profonda nella nostra vita, che non può trovare risposta in nessuna scienza, ma che deve cercare la propria risposta in una domanda più radicale, che riguarda le nostre origini e il nostro futuro definitivo, quella che riguarda il nostro essere creature. È qui allora che forse possiamo comprendere qual è il passo che dobbiamo compiere: riconoscere che Dio e non il caso guida la storia degli uomini e che egli ci insegna ogni momento a vivere meglio, usando anche delle difficoltà. Non è Dio la causa è l’origine delle difficoltà, ma Dio usa delle difficoltà per insegnare al suo popolo uno sguardo più vero sulla storia del mondo, sulla propria storia personale.

Un altro cambiamento riguarda il modo in cui noi ci rivolgiamo agli altri e stiamo con gli altri. Forse proprio questa difficoltà ci fa scoprire fratelli e ci fa scoprire quanto fosse ingiusto e superficiale vivere gridando, vivere contrapponendoci, vivere attraverso l’alterco e l’esclusione. E ci fa scoprire invece quanto sia importante la vicinanza, soprattutto a coloro che soffrono, a quelli che sono in difficoltà o disorientati. È in questa condizione di vita che Cristo ci chiede: soffricon me per il Vangelo, come abbiamo sentito nella seconda lettura (2Tim 1,8b-10). È in questa condizione di vita che Cristo ci chiede di essere suoi testimoni e suoi annunciatori. È in questa condizione di fatica che Cristo ci chiede di essere vicini ai nostri fratelli, in un ritmo di giornata forse più pacato e diversificato, con delle speranze nuove, più realistiche, ma più vere e più profonde.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo l’episodio importante che precede di non molto tempo la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù: la sua Trasfigurazione sul monte Tabor (Mt 17,1-9). Il Padre ha voluto dare a Gesù, ancora una volta, prima del momento assolutamente doloroso della sua Passione, la certezza che lui è il Figlio prediletto. Ha voluto dare all’umanità il compito di ascoltarlo, di rivolgersi a lui, di guardare a lui. E quando guardiamo a lui i nostri volti diventano luminosi, perché lui è luminoso. Il contenuto liturgico di questa domenica in cui viviamo l’esperienza della Trasfigurazione è di grande insegnamento per noi. Cosa vuol dire vivere la Trasfigurazione in queste giornate che stiamo vivendo? Significa cercare la luce di Gesù. Essa non smette mai di brillare. Anzi, è ancora più luminosa quando i giorni si fanno tenebrosi. La luce di Gesù, che vediamo nella fede della Chiesa, nella fede nostra e dei fratelli, nelle infinite possibilità di carità che ci sono offerte, nella luce della speranza di chi in questo momento difficile lavora perché si creino le condizioni di un futuro migliore. La luminosità di Gesù riempia di calore e di colori anche queste giornate così difficili. Anche se ci saranno chiesti, forse, dei sacrifici, di restare un po’ più fermi, di essere un po’ più calmi e un po’ più riflessivi, un po’ più pensosi, sappiamo sfruttare queste occasioni. Sappiamo trovare momenti di silenzio, di lettura, di convivenza con i nostri cari, tenendo presente, naturalmente, tutte le accortezze che ci sono state indicate. Ma soprattutto – ed è l’ultima e la più importante parola che voglio dirvi – facciamo di questi giorni occasione di preghiera. Preghiamo il Signore che allontani dal nostro Paese le difficoltà, il male. Preghiamo il Signore perché ci faccia risorgere presto, prima ancora della stessa Pasqua di Risurrezione segnata dal calendario. Preghiamo il Signore che ci faccia essere obbedienti e nello stesso tempo creativi; che ci faccia vivere con pacata certezza queste nostre ore; che ci faccia riscoprire, come ho detto all’inizio di queste mie parole, l’essenzialità della vita;che ci faccia scoprire ciò che nessuno ci può strappare: la presenza di Dio, la sua paternità, il suo perdono, la sua correzione, il cammino in avanti verso il Regno dei Cieli.

Vi supplico, non lasciate la preghiera. Accompagnate le vostre giornate con la preghiera del Rosario, con la meditazione di alcuni piccoli brani del Vangelo, con la conversazione importante ed edificante tra di voi. E il Signore presto, attraverso questa valle oscura che stiamo percorrendo, ci farà ritrovare i pascoli della vita, come egli dice nel Salmo (cf. Sal 23). Amen.

 

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