Giuristi di fronte al «diritto di morire»

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Convegno con Mirabelli, Mantovano e Camisasca il 27 febbraio

Esiste nel nostro ordinamento giuridico un diritto a morire?
È questa la domanda fondamentale a cui proveranno a rispondere, nel convegno organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici di Reggio Emilia, il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli ed il vice-presidente del Centro Studi “Livatino” Alfredo Mantovano, con un prezioso intervento conclusivo del vescovo monsignor Massimo Camisasca.

Il contesto giuridico nazionale è stato infatti scosso da recenti iniziative, che hanno reso la tematica di bruciante attualità.
Dapprima, la legge 219/2017 relativa alle disposizioni anticipate di trattamento e, sostanzialmente, alla possibilità di accedere alla sedazione profonda, rifiutando trattamenti sanitari anche necessari alla propria sopravvivenza. Poi, la “doppia pronuncia” della Corte costituzionale, relativa al caso DJ Fabo, che ha dichiarato incostituzionale, a certe condizioni, punire chi agevola l’altrui suicidio, laddove tale attività non incida minimamente sulla volontà, formatasi autonomamente, della vittima. 

Merita sottolineare come, nelle stesse pronunce, la Corte costituzionale abbia premesso che la punibilità dell’aiuto al suicidio è norma pienamente conforme all’ordinamento italiano, perché fondata sulla tutela del diritto alla vita come presupposto di tutti gli altri diritti e, soprattutto, a protezione delle persone più deboli e fragili.
Le “persone malate, depresse, psicologicamente fragili, ovvero anziane e in solitudine” potrebbero infatti essere indotte ad una scelta che però è “estrema e irreparabile”.

Porre al centro la sola autodeterminazione individuale, ossia consentire l’aiuto al suicidio sulla base del solo potere di scelta dell’individuo, significherebbe sposare “una concezione astratta dell’autonomia individuale che ignora le condizioni concrete di disagio ed abbandono nelle quali, spesso, simili decisioni vengono concepite”.
Anzi, ciò diventerebbe un facile alibi per la Repubblica, che invece, attraverso l’art. 3 comma 2 della Costituzione, si impegna a “rimuovere gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana”, e quindi a porre in essere politiche volte a sostenere chi versa in tali situazioni.

Continua a leggere l’articolo di Matteo Fortelli su “La Libertà” del 19 febbraio

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