Quando c’era il Partito Popolare

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Esattamente 101 anni fa, il 18 gennaio, veniva diffuso dall’albergo Santa Chiara in Roma l’Appello “ai liberi e forti” che avviava il cammino del Partito Popolare Italiano di Luigi Sturzo. Si chiude in un certo senso l’anno del centenario, che tuttavia, riaffermando con forza l’attualità del Popolarismo, ha avviato una nuova stagione di impegno politico.
Centouno e sei decimi come i deputati che i Popolari matematicamente avrebbero dovuto conquistare rispetto a 1.178.473 di voti su 5 milioni e mezzo di votanti. Furono invece 100 rispetto ai 410 candidati. Non si presentarono in 3 circoscrizioni: Chieti, Potenza e Aquila. Il successo sorprese anche Sturzo di fronte a così tanti voti e troppi seggi.

Chi rilegge oggi gli scritti politici di Luigi Sturzo riesce ad immergersi nella storia del nostro Paese per la profondità del pensiero, la lucidità della analisi, le indicazioni prospettiche. Oggi come allora il Parlamento vive una crisi profonda. Scrive Sturzo: “è stata sottratta al Parlamento quasi tutta la tumultuosa legislazione, fatta con decreti legge”; e ancora: “Questo Parlamento deve essere rifatto da un lavacro elettorale, che non può lasciare permanere le torbide acque del personalismo politico; abbiamo bisogno di elevare il corpo elettorale dalla pressione elettorale alla concezione delle idee e dei partiti”.

La legge elettorale appariva dunque a Sturzo il mezzo per ridare vigore al Parlamento. E c’era bisogno di un partito nuovo, avente da se stesso forza di organizzazione, luce programmata ed energia combattiva.
Oggi forse siamo nella stessa situazione del 1919. Solo che non viviamo i tormenti del mito della “vittoria mutilata” della prima guerra mondiale, ma le ferite della guerra finanziaria globale, con le macerie degli apparati industriali, dei risparmi distrutti, della disoccupazione crescente.

Leggi il resto dell’articolo di Luigi Bottazzi su La Libertà del 29 gennaio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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