Concerti nelle chiese

Stampa articolo Stampa articolo

Don Bondavalli spiega i criteri per le richieste

“Il tesoro della musica sacra rimane una testimonianza del modo con cui la fede cristiana può promuovere la cultura umana. Mettendo in giusto valore la musica sacra o religiosa i musici cristiani e i benemeriti membri delle “scholae cantorum” debbono sentirsi incoraggiati a continuare questa tradizione e a mantenerla viva al servizio della fede, secondo l’invito indirizzato già dal Concilio Vaticano II, nel suo messaggio agli artisti: «Non rifiutate di mettere il vostro talento al servizio della verità divina. Il mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini. E questo grazie alle vostre mani»” (Congregazione per il Culto Divino, 1987).

Rilevando un aumento quantitativo delle richieste di concerti da eseguirsi dentro le Chiese, verso la fine degli anni ’80, la Congregazione per il Culto Divino poneva l’attenzione su alcuni aspetti inerenti tali manifestazioni, cercando di intercettare in questo modo vari interrogativi che questo fenomeno suscitava, soprattutto in chi ha la responsabilità di questi luoghi. Riferendosi ai principali documenti magisteriali all’epoca già pubblicati (la Costituzione sulla Liturgia Sacroranctum Concilium, l’Istruzione Musicam sacram, del 5 marzo 1967, l’Istruzione Liturgicae instaurationes, del 5 settembre 1970, il Codice di Diritto Canonico, ai cann. 1210,1213 e 1222), si indicavano alcune linee operative al fine di promuovere tali iniziative nel rispetto del contesto in cui esse si svolgevano.

Continua a leggere l’articolo di Matteo Bondavalli su La Libertà del 29 gennaio

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

Lascia un commento