L’800 reggiano visto da un sarto

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Uno studio di Fabrizio Solieri sul manoscritto di Filippo Braglia

Che accade se un sarto reggiano dell’Ottocento inizia a descrivere i principali avvenimenti della sua città? La testimonianza di Filippo Braglia, nato nel 1803, è preziosa, “perché permette di rivolgere lo sguardo ad un sistema di valori assai radicato nell’Ottocento italiano e tuttavia di rado menzionato”, spiega Fabrizio Solieri, dottore di ricerca in Storia e cultore della materia presso l’Università di Parma e autore del libro “La rivoluzione e la città. L’ottocento reggiano nelle memorie di un sarto reazionario”. Dai racconti di Braglia, prosegue Solieri, emergono “la centralità delle tradizioni, il fascino delle cerimonie (religiose e non), la paura delle malattie, l’amore per i divertimenti teatrali”.

La produzione del manoscritto ha inizio nel 1829 quando Filippo decide di iniziare a scrivere non tanto la propria vita personale o professionale ma ciò che vede e sente in città. Il sarto reggiano raccoglie idee e racconti “in piccoli fogli”, poi trascrive tutto in bella copia nel libro “Memorie di quanto accadde in Reggio e nella provincia con aggiunte di memorie del secolo passato e del presente raccolte e scritte da Filippo Braglia”. In trent’anni produce un totale di dodici fascicoletti conservati ora presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.

Continua a leggere tutto l’articolo di Emanuele Borghi su La Libertà del 29 gennaio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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