L’ubriacatura dei «diritti» in Italia iniziò con la 194, «intrinsecamente immorale»

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I vescovi italiani all’indomani dell’approvazione della legge 194, il 22 maggio 1978, espressero un “chiaro giudizio morale sulla legge civile che autorizza l’aborto: è una legge intrinsecamente e gravemente immorale”, spiegando che “quando autorizza l’aborto lo Stato contraddice radicalmente il senso stesso della sua presenza e compromette in modo gravissimo l’intero ordinamento giuridico, perché introduce in esso il principio che legittima la violenza contro l’innocente indifeso”. Mai parole più dure furono espresse per una legge dello Stato. La legge 194 sull’aborto volontario dunque è integralmente iniqua. Il titolo “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” sembra che cerchi di sviare l’attenzione sul vero significato della legge. Anche l’articolo 1, “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite” sembra fatto per addolcire la questione ed avere il massimo consenso possibile.

Non è un mistero affermare che si volle, allora come oggi, l’appoggio dei cattolici e addirittura del clero. Infatti fu proprio così perché la legge 194 fu approvata per solo 12 voti di maggioranza con il voto dei “cattolici democratici”. Altrimenti non sarebbe passata. Un altro specchio per le allodole fu la “preoccupazione” dello Stato per il “controllo delle nascite”, citato nell’articolo 1. Ma l’intento non era, e non lo è neppure oggi, il controllo delle nascite bensì la libertà di fare ciò che si vuole e quando si vuole. Affermare che la 194 “pone dei paletti” è falso, così come è falso credere che la 194 abbia delle “parti buone” e che almeno quelle “potrebbero essere applicate” che rende la legge accettabile o addirittura un “buona legge”, “la migliore in Europa”.

Leggi tutto l’articolo di Gabriele Soliani su La Libertà del 27 novembre

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Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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