Il valore del canto nella liturgia

Stampa articolo Stampa articolo

Don Magnani ha aperto il corso formativo. Si prosegue il 4 dicembre

“Sono consapevole di inserirmi in una Chiesa con una lunga tradizione su molti fronti e con un’attenzione alla liturgia”. Con queste parole don Franco Magnani, direttore dell’Ufficio Liturgico nazionale, ha avviato la riflessione che l’Istituto Diocesano di Musica e Liturgia, in collaborazione con l’Ufficio Liturgico diocesano e la rivista Celebrare Cantando desidera offrire, proponendo il corso di formazione “Date al Signore splendida lode”. Dal convegno tenutosi nel giugno scorso presso il Centro di spiritualità e cultura di Marola era emerso infatti il desiderio di continuare la riflessione, facendola diventare un’occasione di formazione e confronto per i tanti che, nelle nostre assemblee, svolgono un servizio con la musica e il canto.

Nel primo incontro, tenutosi presso il Piccolo Teatro San Francesco da Paola – Ospizio, l’esperienza e la competenza di don Franco hanno posto al centro della riflessione dei tanti partecipanti un’affermazione tratta da Sacrosantum Concilium 112: “La musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica”. Da questa sinergia vitale, richiamata anche da aspetti desunti dalle scienze antropologiche che sottolineano la presenza di musica e rito nella fenomenologia delle religioni, la riflessione ha richiamato anche un secondo documento, Musicam Sacram, istruzione della “Congregazione dei riti” del 1967. Significativo è quanto possiamo leggere nel quinto paragrafo di questo documento: “L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando è celebrata in canto, con i ministri di ogni grado che svolgono il proprio ufficio, e con la partecipazione del popolo. In questa forma di celebrazione, infatti, la preghiera acquista un’espressione più gioiosa, il mistero della sacra Liturgia e la sua natura gerarchica e comunitaria vengono manifestati più chiaramente, l’unità dei cuori è resa più profonda dall’unità delle voci, gli animi si innalzano più facilmente alle cose celesti per mezzo dello splendore delle cose sacre, e tutta la celebrazione prefigura più chiaramente la liturgia che si svolge nella Gerusalemme celeste” (MS5).

La ripetitività di gesti e parole, tipica di ogni rito, richiede un competente servizio affinché, come più volte è emerso nella riflessione, arricchita anche dalle domande che i partecipanti hanno posto al relatore, si eviti il crearsi – così come don Franco ha ricordato – di “patologie mortifere”, non più capaci di farci vivere la bellezza insita nella liturgia partecipata.

Ritornano allora alla mente le parole che papa Francesco ha rivolto due anni fa ai partecipanti del primo convegno internazionale sulla musica sacra: “Al riguardo, emerge una duplice missione che la Chiesa è chiamata a perseguire, specialmente attraverso quanti a vario titolo operano in questo settore. Si tratta, per un verso, di salvaguardare e valorizzare il ricco e multiforme patrimonio ereditato dal passato, utilizzandolo con equilibrio nel presente ed evitando il rischio di una visione nostalgica o «archeologica». D’altra parte, è necessario fare in modo che la musica sacra e il canto liturgico siano pienamente «inculturati» nei linguaggi artistici e musicali dell’attualità; sappiano, cioè, incarnare e tradurre la Parola di Dio in canti, suoni, armonie che facciano vibrare il cuore dei nostri contemporanei, creando anche un opportuno clima emotivo, che disponga alla fede e susciti l’accoglienza e la piena partecipazione al mistero che si celebra. Certamente l’incontro con la modernità e l’introduzione delle lingue parlate nella Liturgia ha sollecitato tanti problemi: di linguaggi, di forme e di generi musicali. Talvolta è prevalsa una certa mediocrità, superficialità e banalità, a scapito della bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche” (Papa Francesco, 4 marzo 2017).

Continua a leggere tutto l’articolo su “La Libertà” del 20 novembre

Don Franco Magnani

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

Lascia un commento