Ventisetteazero

Stampa articolo Stampa articolo

Ha destato molto clamore la notizia dell’esonero di un allenatore dopo una vittoria per ventisetteazero (unica parola tutta d’un fiato) in una partita del campionato provinciale juniores.

Motivazione dell’allontanamento è stata l’atteggiamento diseducativo del mister che, secondo il presidente della società, non è stato in grado di gestire la situazione facendo passare il messaggio che fosse importante solo vincere.

Mi stupisce che questo zelante presidente abbia agito così in un paese dove la cultura del risultato impera. Se vinci sei bravo, se perdi vali zero. Quanto siamo bravi ad agitare la bandiera della moralità e dell’etica educativa, salvo poi essere muri di gomma davanti a problematiche come razzismo, maleducazione, fair play e tutto ciò che le pagine di cronaca (non di sport) stanno presentano negli ultimi tempi.

Per quello che ne so io questa vittoria da 27 gol non ha avuto alcuno strascico. Di umiliante non c’è stato nulla. Le vere cose che offendono il calcio sono gli atteggiamenti inaccettabili di qualche giocatore in campo e quelli di certi genitori che settimanalmente danno il peggio di loro stessi con commenti e atteggiamenti da ultras sulle tribunette arrugginite di questo o quel campetto di provincia. Questo è si umiliante per chi lavora costantemente coi ragazzi, per chi per quelle poche volte a settimana prova, attraverso un pallone, a formare degli uomini.

Se la concezione di calcio partisse dalla qualità del gioco, dalla crescita dell’individuo e non dal risultato, probabilmente vivremmo questo sport in maniera molto più giusta e faremmo il bene di questi ragazzi. E questo vale anche per noi addetti ai lavori che, ahimè, troppo spesso “giudichiamo” una squadra e un allenatore guardando semplicemente la classifica. Dietro alla partita domenicale c’è molto di più: un universo complesso fatto di adolescenti coi loro caratteri, le loro personalità e con tutto quello che li circonda.

Dentro un squadra ci sono un mix di umori e sensazioni appesi a un filo. Creare un equilibrio, coinvolgere tutti i giocatori della rosa, è molto più difficile che vincere 27 a 0. Basa un niente per distruggere tutto ciò che meticolosamente viene creato allenamento dopo allenamento , specialmente di fronte a caratteri così fragili come quelli dei ragazzi capaci di esaltarsi e autodistruggersi in pochissimo tempo, di passare dal fenomenismo al brocchismo solo da come è andata una partita.

Il calcio è molto di più di una semplice partita. Faccio mie le parole di Maurizio Viscidi, coordinatore del settore giovanile della FIGC (qui l’articolo intero https://www.ultimouomo.com/maurizio-viscidi-rivoluzione-calcio-giovanile-italiano/?fbclid=IwAR0uJayUUwVnRb06OjgAMN_m-exn3OydKX1jeYCzXD4MR9gZ3GjAggyyIoY)

«Prima che un allenatore devi essere un formatore. Ti ricordi l’intervista tv a Nicolato dopo la semifinale ai Mondiali Under-20? Nel recupero ci hanno annullato un gol. Era regolare e ci avrebbe portati ai supplementari. Invece in finale è andata l’Ucraina. Gli hanno chiesto se avessimo subito un’ingiustizia. risposto di no, che era solo un errore. Un allenatore di giovani deve saper insegnare anche come ci si comporta. Anche a essere buoni cittadini oltre che buoni calciatori».

Se imparassimo a guardare le cose sotto un’altra prospettiva, quella costruttiva e positiva della meritocrazia, del lavoro e dell’educazione allora, forse, useremmo anche etica e morale sempre e in maniera corretta. E più che ai 27 gol guarderemmo ad altro.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info 

Pubblicato in A bordo campo, Articoli

Lascia un commento