Santi della porta accanto, giovani testimoni della fede. Intervista doppia a don Lumare e a don Menozzi

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Pubblichiamo una doppia intervista fatta a don Antonio Lumare, parroco di Fiorano Modenese, e a don Carlo Menozzi, dell’unità pastorale Sassuolo Centro.

Perché una mostra sui santi?

Don Antonio: Proporre una mostra sui santi serve a noi per proporre storie e persone che raccontino la bellezza di una vita donata, che raccontino come Gesù nella carne degli uomini si “incarna” ogni giorno. Per ascoltare storie di bellezza. Per raccontare che vivere nella Grazia del Signore non solo è possibile, ma anche bello. Per raccontare che l’inquietudine può portare la persona all’incontro con Gesù che non solo è risorto, ma è vivo in mezzo a noi. Proporre una mostra sui “santi della porta accanto” significa che la santità non è per super uomini, non è una cosa da preti, ma è la vita realizzata secondo la bellezza che è eterna perché viene da Dio. Queste ventiquattro figure ci dicono che non c’è anfratto della vita dell’uomo che Dio non visiti. Che la ricerca della felicità, quindi delle Beatitudini, è l’incontro tra il progetto di Dio Padre e la libera volontà di ogni uomo. La mostra dei santi è per dire a ogni uomo: credente e non, cristiano e non, cattolico e non, che la santità è uno squarcio di “sole” nella vita di ciascuno. Che la santità fa bene a chi la vive e a chi la riceve. All’apertura della mostra ho visto volti luminosi che uscivano ridenti dopo aver letto storie vere, e non finzioni, di bellezza pura. La santità è vivere “da Dio”, “alla grande”, è osare, è dire ai giovani e non che se vogliono possedere la vita la devono donare. È una mostra di bellezza, di natura viva, non morta; ma soprattutto, la santità è contagiosa!

Don Carlo: In un tempo in cui si parla di supereroi e super poteri, che mai saremo e mai avremo, credo sia doveroso indicare ai giovani e non solo “vite vissute” belle, contemporanee, che affrontano con gioia, libertà e serenità ogni circostanza della vita, perché hanno incontrato Gesù.

Perché in un luogo laico, in collaborazione con gli enti locali?

Don Antonio: Perché la santità fa prima di tutto bene alla città, alla società, al paese dove viviamo. Rende bello il luogo dove viviamo, dove studiamo, dove andiamo a fare la spesa. Rende la nostra società civile più umana, più accogliente, meno paurosa. La società civile ha bisogno della santità dello Spirito Santo che entra nella vita delle persone. I Sacramenti e la Parola di Dio, la catechesi e le attività per i cresimati sono nei luoghi parrocchiali, ma i santi sono quel “Sacramento” che Dio mette nei luoghi che non stanno sotto le regole ecclesiastiche.

Continua a leggere tutta l’intervista doppia su “La Libertà” del 20 novembre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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