“Mostra dei presepi dei Santi e dei Santuari”, visitabile fino al 6 gennaio 2020

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In occasione di questo Santo Natale 2019 continua nel Battistero di Piazza del Duomo a Reggio Emilia la tradizionale mostra di presepi promossa dalla Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e dalla associazione Presenza, con l’inaugurazione il 24 novembre e la chiusura il 6 gennaio 2020. Sarà aperta tutti i giorniescluso il lunedì.

I presepi dei Santi e dei Santuari è il titolo e il filo conduttore della mostra.
Tema impegnativo e non facile esporre presepi provenienti da Santuari o legati a figure di Santi.
Ci sembrava però importante, proprio per il periodo complicato che stiamo attraversando, suggerire attraverso la bella tradizione del presepe una ipotesi positiva di affronto esistenziale nella realtà di tutti i giorni.
I Santi infatti sono dei testimoni credibili di letizia e ci aiutano a conoscere meglio il fatto storico della nascita e vita di Gesù, origine della grande avventura cristiana.
I Santuari sono i luoghi dove questa avventura si fa anche oggi incontro e sono la dimostrazione della contemporaneità di Cristo.

Nella mostra ad esempio sarà esposto tra i diversi presepi un dipinto anonimo di probabile scuola dei Carracci che rappresentaLa Madonna della Ghiara come manifestazione di Dio tra gli uomini; olio su rame della prima metà del Seicento. In questo quadro troviamo un esempio molto singolare della trasposizione in pittura di questa riflessione.
Nel 1597 don Alfonso Isachi, teologo reggiano, pubblicò un libro (anche questo in mostra) nel quale, sotto forma di lettere, faceva un resoconto giornalistico degli avvenimenti del 1596 a seguito della guarigione strepitosa del sordomuto Marchino davanti all’immagine della Madonna della Ghiara.

Alla fine aggiunse un racconto sintetico dei fatti prodigiosi che erano stati registrati dal tribunale ecclesiastico sulla base delle testimonianze dei protagonisti.
A questi premise (a pag. 174) una considerazione, che è anche una valutazione generale: “A giorni nostri mercè della bontà di Dio, et della Vergine Madre sua santissima si vede verificata la risposta data da Cristo à discepoli di S. Giovanni in S. Matteo al 11 (ossia nel cap. 11 del Vangelo di Matteo) cioè che Caeci vident, Claudi ambulant, Leprosi mundantur, Surdi audiunt, Mortui resurgunt, et Pauperes euangelizantur”. L’Isachi si riferiva a quanto avvenne quando il Battista, incarcerato da Erode, inviò alcuni discepoli a chiedere a Gesù: Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? E Gesù rispose: Andate a riferire a Giovanni quello che vedete e udite: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono e i poveri vengono evangelizzati. Questo equivaleva a dire che in Gesù si realizzava la profezia messianica di Isaia. La conclusione di Alfonso Isachi allora era: se oggi si ripete la stessa situazione, vuol dire che Cristo di nuovo è presente in mezzo a noi. Così la Madonna della Ghiara poteva essere vista come strumento di una nuova manifestazione, di una Epifania reale di Cristo tra gli uomini.

L’ignoto autore di questo quadro traduce in immagine questo concetto: vediamo infatti che aggiunge attorno alla Madonna della Ghiara tre delle più grandi manifestazioni divine della Bibbia: in alto a destra Dio che parla a Mosè dal roveto ardente, a sinistra la profezia di Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce …”, in basso a sinistra la cavalcata dei Re Magi che ora muovono verso la Madonna della Ghiara. Questa dunque è la vera e più recente manifestazione della presenza di Cristo in mezzo a noi. E’ facile concludere che l’enorme entusiasmo popolare che si verificò attorno ai prodigi della Madonna della Ghiara aveva alla base proprio la coscienza di una presenza effettiva di Cristo “qui e ora”.
Per quanto un uomo abbia fede, le contraddittorietà della vita continuamente lo tengono in ansia, gli creano dubbi: anche oggi l’impressione è di camminare nelle tenebre. Poter dire: “Gesù è qui” è una grande luce, una profonda liberazione.

Ci dà la serenità della fede, della speranza e della carità. E soprattutto allarga la nostra realtà ad una dimensione infinita. Attraverso la testimonianza dei Santi siamo provocati a iniziare il cammino cristiano. I Santuari sono i nostri compagni di viaggio, compagni esigenti e maestri di educazione.
La straordinarietà che ogni Santuario trasmette ci costringe anche ad alzare lo sguardo, a cercare risposte. E quindi condividere la singolarità che ciascuno di noi è con il resto del mondo. Una testimonianza storica eccezionale capace di generare una unità tra gli uomini, in un rapporto non conflittuale tra il particolare che ciascuno di noi è e gli altri uomini.
Un popolo che, anche se non sempre consapevole, si stringe intorno a un Santuario, luogo evidente proprio per la sua eccezionalità della Grazia di Dio, origine di letizia e di unità.

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

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