Già otto anni senza don Stefano Talenti

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Matilde e la pianta dello zio

Matilde è una bimba di quattro anni che abita in città, in uno di quei palazzoni grandi dai quali si possono vedere tanti altri palazzoni un po’ grigi e pochi angoli d’erba verde. Mamma tiene sul balcone alcuni vasi di gerani fioriti che rallegrano la vista con i loro colori vivaci. Papà, che lavora fuori casa tutto il giorno, quando è sera gioca sempre con la sua piccola “Mati” e le racconta storie per farla dormire. Un giorno viene in visita un signore vestito di grigio che la bimba non ha mai visto. “Buon giorno, zio” dice la mamma aprendo la porta, così Matilde impara che quel signore gentile, ma un po’ serio, è lo zio prete del quale ha sentito parlare qualche volta.

La piccina non sa bene cosa voglia dire “prete” e nemmeno “nuovo parroco”, ma si ricorda di quel primo incontro perché lo zio porta in dono un vaso con una piantina verde che subito diventa la sua preferita. è un piccolo arbusto con le foglie che emanano un debole profumo, anche se non è ancora fiorito.
Passano i mesi e a primavera inoltrata la pianticella dello zio si riempie di fiorellini gialli. Sono fiori molto semplici, non come le rose dai cento petali o le orchidee dalle forme ricercate.
Ma nonostante la loro semplicità, i fiorellini gialli sono profumatissimi e riempiono la casa con la loro fragranza.

Negli anni successivi, la piantina dello zio continua ad essere sempre fiorita e a regalare profumo, tanto che in inverno non rimane sul balcone, ma è tenuta in casa al caldo. Matilde, ormai grandicella, si occupa in prima persona della pianta profumata; spesso la tiene sul davanzale della sua stanza. Poi, un giorno, mamma e figlia vanno a trovare nonna Ines che si è ammalata. Matilde è un po’ a disagio perché la stanza della nonna ha le finestre chiuse e l’aria un po’ pesante. Tornando a casa si confida con la mamma: “Da noi c’è il profumo della pianta dello zio, dalla nonna c’è un odore strano che sa di medicine”. Mamma e figlia si guardano un attimo e hanno la stessa idea: “Portiamo alla nonna la nostra pianta”. Qualche giorno dopo l’alberello fiorito rallegra e profuma la stanza dell’anziana ammalata.

Ma per Matilde la piantina è diventata veramente importante, tanto che in pochi giorni ne sente la mancanza. Era abituata a svegliarsi e a vedere un piccolo cespuglio giallo sul davanzale, ma soprattutto era sempre accompagnata da quel profumo. Dopo cena ne parla col papà e gli confida di essere un po’ triste. Capisce bene che la pianta è molto utile alla nonna, ma la sua stanza adesso è più vuota.

Continua a leggere tutto l’articolo di Silvia Paglia su “La Libertà” del 20 novembre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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