«L’abbrivio», rotte sicure per navigare da cristiani

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Saggio di don Stefano Salati sulla Rivelazione divina

Si è rifatto al gergo nautico, don Stefano Salati, collaboratore nell’unità pastorale della Beata Vergine dello Spino (Reggiolo, Brugneto, San Girolamo, Villanova, Villarotta), per il titolo del nuovo saggio, “L’abbrivio” (BookSprint edizioni, 100 pagine, 14,90 euro), che fa seguito al libro pubblicato nel 2017, “Pensieri di salvezza”, e si può trovare nel negozio F.lli Bizzocchi a Reggio oppure ordinare dall’editore (www.booksprintedizioni.it).

Abbrivio (o abbrivo) indica l’impulso iniziale con cui si dà moto o si aumenta gradualmente la velocità di un’imbarcazione, mentre viene in mente il Manzoni quando nei Promessi sposi dice che “Perpetua, preso l’abbrivo nel parlare di matrimoni, non la finiva più”. Ma trattandosi di un testo di teologia la rotta richiamata – quella che il battezzato deve cercare di mantenere, tra flutti spesso agitati – è la navigazione nella Chiesa, tra accelerazioni e decelerazioni, nella consapevolezza del senso salvifico della storia umana, puntando alla meta della Rivelazione. Prima di tutto una presentazione dell’autore.

Entrato nell’Ordine benedettino camaldolese nel 1985, dopo aver professato i voti monastici, don Salati ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 17 aprile 1993. Finiti gli studi a Roma con la licenza in teologia fondamentale all’Università Gregoriana nel 1994, si è trasferito in Brasile, dove ha insegnato teologia nel seminario diocesano “Paolo VI” di Mogi das Cruzes, per sei anni, e qui ha pubblicato il libro in lingua portoghese “Redenzione e processi di conversione, nuovi cammini di condivisione teologica”. Nel 2000 è tornato a Roma dove ha ultimato gli studi, con il dottorato conseguito in teologia fondamentale, sempre alla Gregoriana, nel 2004.

Dopo avere insegnato metodologia teologica all’Università Gregoriana ha chiesto, con l’accordo dei superiori, un periodo di riflessione e di approfondimento della propria spiritualità che lo ha portato a maturare, nel 2011, l’interruzione dell’esperienza monastica. Negli anni successivi, oltra all’attività lavorativa laica, si è dedicato all’assistenza della madre malata.
Dopo la morte della madre, alla fine del 2014, ha chiesto di rientrare al servizio della Chiesa come sacerdote diocesano, com’è avvenuto a far tempo dal 2015.

Attenzione, ammonisce don Salati fin dall’introduzione, che la barca della Chiesa non è una nave da guerra, ma una “nave scuola”, un po’ come la “Amerigo Vespucci” per la marina italiana.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su “La Libertà” del 13 novembre

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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