Ambokala e la sfida della gratuità

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Un ospedale aperto: si sta con i sofferenti nonostante tutto

Che ruolo svolge la famiglia nella fase di ricovero di un malato psichiatrico?
Avere dei familiari è una condizione necessaria per poter essere accolti negli ospedali pubblici: ogni paziente deve infatti avere un garde che si prenda cura di lui durante il ricovero, perché in Madagascar gli infermieri si occupano esclusivamente di prestazioni prettamente mediche, ma non si fanno carico dell’igiene e del sostentamento del paziente. Le figure degli operatori socio-sanitari non esistono, per cui deve essere la famiglia a provvedere a tutti questi bisogni. Questa abitudine rappresenta un grosso problema per l’organizzazione della vita familiare, in quanto un parente si vede costretto a lasciare il proprio lavoro per andare ad accudire l’ammalato all’ospedale. Spesso ci si deve trasferire in una città lontana e organizzarsi con delle provviste in previsione di lunghi ricoveri. Spesso capita inoltre che dopo solo pochi trattamenti all’ospedale, la famiglia, stremata e provata dalle fatiche della malattia, decida di arrendersi e non mandi più un rappresentante all’ospedale in qualità di garde. Si perdono d’animo, anche perché sperano di cavarsela in poco tempo, e rinunciano alle cure per ignoranza. Abbandonano l’ammalato, che inizia a vivere di elemosina. È in queste circostanze che nascono le discussioni più animate tra i missionari e gli infermieri, i quali sono sempre meno propensi a ricoverare pazienti senza garde. Siamo noi ad accudire queste persone, ma spesso è anche la solidarietà dei garde altrui a sorprenderci. Si rendono disponibili a lavare i luridi vestiti dei malati abbandonati, stanno attenti ai loro bisogni, li nutrono… Gli appelli per radio attraverso cui proviamo a rintracciare le loro famiglie, il più delle volte sono vani.

Di che cosa deve occuparsi un «garde»?
Ambokala è un ospedale aperto e il suo cortile non ha delimitazioni fisiche, per cui i pazienti sono liberi di uscire. Il garde ha dunque il compito di seguirli e accompagnare coloro che hanno il permesso di recarsi al mercato. Frequentemente accade che, in caso di fughe ripetute, la famiglia stessa richieda il ricovero in cella di isolamento. È un luogo un po’ crudo in cui il trattamento medico è forzato, ma è utilizzato esclusivamente su richiesta della famiglia, soprattutto per quei pazienti giovani e propensi a scappare, i cui garde non sono fisicamente in grado di trattenere per curarli.

Ci sono molti bambini, tra i pazienti dell’ospedale?
Di bambini oggi ad Ambokala non ce ne sono quasi più, sono rimasti solo i lattanti che hanno ancora bisogno del latte della mamma. Noi ci prendiamo carico delle situazioni estreme di figli di ammalati che devono andare a scuola. A volte capita che sia il genitore a rifiutarsi di mandare i propri bambini a scuola, perché li sfrutta per fare piccoli lavoretti, e allo stesso tempo teme che diventino più acculturati di lui e possano prevaricarlo. 

Continua a leggere l’articolo di Lucia Braghiroli su La Libertà del 13 novembre

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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