Sconfinare per entrare in relazione

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Resoconto del partecipato convegno Caritas svoltosi al Sacro Cuore

Gli Appennini imbiancati come sfondo all’orizzonte e un bellissimo e splendente sole hanno accolto i più di 180 convenuti al Convegno Caritas di sabato scorso, presso il salone della parrocchia del Sacro Cuore a Baragalla.
Il Vicario don Pietro Adani ha portato il saluto a nome del vescovo Massimo, indicando come il tema del convegno debba aiutarci a valorizzare l’importanza della relazione, del fare le cose insieme, nello spirito evangelico. Fare carità concreta, certo, è necessario, così come curare la relazione e la comunione anche tra gli operatori e con le persone che si accolgono, per vivere una carità non solo da parte mia ma da parte nostra, insieme, facendo comunità.

All’interno del momento iniziale di preghiera, don Romano Zanni, a partire dalla lettura del Vangelo di Matteo al capitolo 15 (vv 21-29), ha ricordato che accogliere l’altro è un primo passo ed è lodevole (magari crescesse questa sensibilità!), ma occorre farne uno ulteriore: è necessario porsi in relazione. Ogni uomo è chiamato alla relazione. Oggi la chiusura all’accoglienza ci tenta e ci allontana dalla relazione con l’altro, ma se l’uomo non vive la relazione si disumanizza.

“Il titolo del convegno ha giocato con la parola Rel-azione e questo ci dice che la relazione ha bisogno di azione”, ha detto ancora don Romano, indicando in Gesù un esempio che ha fatto dell’azione e dell’uscire da se stesso un modus per entrare in relazione con gli altri. Nel Vangelo, Gesù sconfina spesso perché c’è un amore grande che lo spinge. Sconfina ritualmente (mangia con i pagani…), sconfina dai legami di sangue, dalla famiglia; sembra che Gesù voglia respirare un’aria nuova, oltre le tradizioni, le convenienze, la legge antica.
Oggi chi fa scelte evangeliche fa fatica, è avversato, è richiamato al “buon senso”. Ma Papa Francesco, attraverso la Gaudete et Exultate e tutta la Evangelii Gaudium, ci invita ad essere attenti a quel Gesù che sta bussando dentro di noi perché lo lasciamo uscire.

Continua a leggere l’articolo di Gianmarco Marzocchini su La Libertà del 13 novembre

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