Sant’Ilario: mercoledì 6 novembre lo spettacolo su Gigi Riva

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Mercoledì 6 novembre alle 20.30 a Sant’Ilario d’Enza lo spettacolo Riva Luigi ’69 ’70 – Cagliari ai dì dello scudetto. 

Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico. Per spiegarmi darò alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un “prosatore realista”; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un “poeta realista”. (Pierpaolo Pasolini)

Nel 1970, quando il Cagliari divenne campione d’Italia, io avevo 8 anni. Non ricordo molto dello ‘scudetto’, ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, come ci appendevamo ai tram per non pagare, l’album della Panini e le partite ‘a figurine’ sui gradini della scuola elementare. Ricordo il medagliere, con i profili dei giocatori del Cagliari sulle monete di finto, fintissimo oro da collezionare. E ricordo vagamente un ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un’altra parte quando lo intervistavano. Un ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol. (Alessandro Lay) 

In collaborazione con Centro Sportivo Italiano-Comitato di Reggio Emilia, di e con Alessandro Lay; luci Giovanni Schirru; suono Matteo Sanna; scene Mario Madeddu, Marilena Pittiu, Matteo Sanna, Giovanni Schirru.

Alessandro Lay in un monologo di un’ora racconta le gesta sportive, ma soprattutto il volto umano di Gigi Riva, il ragazzino che rimase orfano di padre e di madre, il giocatore che disse no alla Juve di Agnelli e lo fa intrecciandole a episodi della sua vita personale. Il regista cagliaritano decodifica la mitologia del “dio pallone” e, con un doloroso e a tratti struggente meccanismo di memorie, intreccia il suo vissuto con quello di Riva. Dall’infanzia difficile a Leggiuno, all’arrivo nel 1963 in Sardegna che “in quegli anni era la terra dei banditi, dei pastori, un posto da fuggir come la peste”. E poi le imprese all’Amsicora, la nazionale, i gol leggendari, come la spettacolare rovesciata a Vicenza, le 252 reti segnate e il record ancora imbattuto di capocannoniere in nazionale. Sullo sfondo la Cagliari ai tempi dello scudetto, con lo stadio pieno dalla mattina. Frammenti del mito misti a ricordi del regista che non ha paura di confessare sul palco di non essere mai stato “fedele” al calcio, ma vedere giocare Riva è “come ascoltare gli assoli di Hendrix o Coltrane”. Arte pura.

Al termine dello spettacolo Mons. Massimo Camisasca, Vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, già cappellano dell’Ac Milan, dialogherà con Stefano Baldini, maratoneta, vincitore dell’Olimpiade 2004. Il tema del dibattito è “Sport e vita”.

Ingresso libero.

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