Nel Gastaldato di Bismantova la centralità di quattro “terre di San Michele”

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1. Gastaldo e gastaldato

Il gastaldo (“preposto”) è un funzionario regio, preposto alla amministrazione di un territorio (gastaldato) che il re (o il duca) longobardo mantiene sotto il suo diretto controllo perché – ovviamente – quel territorio ha per lui un interesse particolare. Le sue funzioni sono amministrativo-economiche,
giudiziarie, militari.
Quando si forma il gastaldato di Bismantova? Gli studiosi ultimi che se ne sono interessati (vedi il reggiano Odoardo Rombaldi) sono concordi nell’affermare che esso nasce quando l’occupazione longobarda sale da Reggio e da Parma verso i valichi dell’Appennino per garantirsi il passaggio verso la
Toscana. Sulla datazione di tale occupazione gli studiosi non sono però unanimi; si tratta, infatti, di una datazione che va stabilita per presunzione dal verificarsi di altri eventi. Secondo Rombaldi l’occupazione sarebbe un fatto compiuto entro l’anno 628:

«Tutti gli sforzi dei Longobardi dovettero tendere ad infrangere lo sbarramento bizantino [appenninico]; tra il 612 e il 628 essi presero Castell’Arquato, Nebla, Corniglio, indi Bismantova per irrompere poi verso il mare. I Bizantini conservavano Monteveglio e Feroniano ancora per un secolo. La conquista di Bismantova fu preceduta dalla penetrazione dei Longobardi nella Val d’Enza…»1.

Il 628 è una data che piace molto agli studiosi anche perché essa coincide con il passaggio dell’abate di Bobbio Bertulfo da Bismantova, di ritorno da Roma, attingendo su questo fatto in modo particolare dallo studio di Angelo Mercati, Castrum Bismantum, del 19212. Ritengo, però, che non si possa ben
comprendere la questione se prima non si chiarisce il significato di “Bismantum” ricordando che il termine non identifica la Pietra, ma un territorio (fines) cui appartiene la Pietra, detta appunto “di Bismantova”.
Arriviamo infatti all’anno 781, quando Carlo Magno dona la Lama Fraolaria alla Chiesa di Reggio e la definisce «in finibus Bismanti». Ecco l’intero passaggio: 

«… quandam silvam juris nostri sitam in Comitatu Parmense, in finibus Bismanti, in loco qui dicitur Lama Fraolaria, cuius fines sunt de uno latere a flumine Siclae sursum per stratam usque in finibus Tusciae, inde vergente in rivum
Albolum usque ad flumen Siclae, inde quoque juxta Siclam deorsum pervenit in flumen Auzolae».

La dizione compare anche nella successiva conferma dell’anno 964 da parte dell’Imperatore Ottone I:

«… concedimus ac pleniter corroboramus silvam olim sitam in Comitatu Parmense in finibus Bismanti in loco quidicitur Lama Fraolaria…».

Continua a leggere tutto l’articolo di Giuseppe Giovannelli su Memoria Ecclesiae de “La Libertà” del 30 Ottobre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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