Il Purgatorio secondo santa Caterina da Genova

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Nella Chiesa italiana nel 1400 compaiono in una stretta successione temporale santa Caterina Viegri da Bologna (1413-1463), la beata Giovanna Scopelli da Reggio Emilia (1439-1491), che vive le pene dell’inferno lottando contro il demonio, santa Caterina Fieschi da Genova (1447-1510; nell’immagine), che vive i dolori del purgatorio, e la Beata Arcangela Girlani da Mantova (1460-1494), che vive le gioie del Paradiso. Anime mistiche, ognuna portatrice di un messaggio legato a quello delle altre e tutte segnate dalla comune caratteristica dell’incorruttibilità del corpo mortale.

Santa Caterina da Genova era della nobile famiglia Fieschi, la più potente a Genova dopo i Doria. Nel 1473 inizia la Comunione quotidiana, che l’accompagnerà nel servizio agli ammalati dell’Ospedale di Pammantone di cui era rettore e nella gestione del lazzaretto vicino all’ospedale. Il suo corpo intatto è esposto nella chiesa della Santissima Annunziata di Portoria.
Essa ha vissuto come se fosse nel Purgatorio, descrivendo come opera Dio nel purificare le anime. Alla fine della vita terrena il Paradiso non ha porte e Dio ha le braccia aperte, ma l’anima imperfetta si vergogna talmente delle sue macchie di peccato che sceglie spontaneamente il Purgatorio e riceve la pena come un dono. L’accresce la consapevolezza di essere la causa del dispiacere di Dio.

Continua a leggere tutto l’articolo di Daniele Rivolti su “La Libertà” del 30 Ottobre

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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