Santità laica nell’Ottocento sampolese, Carlo Sartori

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Grazie a lui generazioni di Sampolesi hanno potuto essere assistiti materialmente e hanno potuto beneficiare di una istruzione

La virtù della carità verso il prossimo si espresse nel corso dell’Ottocento nelle opere di tanti laici e sacerdoti anche nella nostra Diocesi. Molti laici singolarmente, uniti dalla virtù della carità cristiana, secondo la quale, essendo il bisognoso un’immagine di Dio in terra, l’amore verso Dio non può che manifestarsi nell’amore verso il prossimo, dedicarono il loro patrimonio e la loro vita a sollievo di tanti miseri e a favore di molteplici opere assistenziali. Antonio Rosmini1 aveva individuato tre tipi di carità: temporale, intellettuale e spirituale. La carità temporale era quella svolta dal laico “per la compassione che si desta specialmente alla vista delle sofferenze della vita temporale”; la carità
intellettuale comprendeva l’impegno educativo, mentre quella spirituale completava le due precedenti e racchiudeva “gli uffici di carità che tendono a giovare al prossimo in ciò che spetta alla salvezza delle anime”. Aspetti che dovevano coinvolgere non solo i sacerdoti ma anche i laici.

Il personaggio della nostra storia vive appieno questo fervore che farà del XIX il secolo dei grandi santi della carità; non fu un semplice filantropo laico, ma cercò fino all’ultimo e soprattutto dopo la morte di orientare ogni atto di beneficenza nel quadro della fede cristiana costantemente e concretamente
vissuta. Il nome di Carlo Sartori è sconosciuto sicuramente al di fuori dei confini di San Polo d’Enza e, purtroppo, sarebbe ignoto anche qui al giorno d’oggi, se una casa di riposo e un’ex opera pia non ne portasse il nome, ma grazie a lui generazioni di sampolesi hanno potuto essere assistiti materialmente e
hanno potuto beneficare di una istruzione.

La giovinezza e gli studi

Nacque a San Polo l’8 giugno 1819, all’ombra del santuario della Beata Vergine di Pontenovo, in una casa che esiste tuttora di fianco all’attuale chiesa. E questo amore verso Maria SS. lo accompagnerà tutta la vita e influirà sul suo cammino di fede e carità. Ebbe la fortuna di nascere in una delle più abbienti famiglie sampolesi. Il padre Giuseppe era un proprietario terriero e cugino del dott. Pier Giovanni podestà del paese per decenni e illustre benefattore della comunità; la madre
Maria Reggi, di famiglia che vantava una piccola nobiltà, era nipote del prof. Ferdinando Reggi docente illustre di fisica dell’Università modenese nonché pluridecorato per i saggi e le dissertazioni pubblicate2. Ricevette i primi rudimenti cristiani e scolastici da don Natale Vologni3 suo padrino e custode dell’Oratorio di Pontenovo, sicuramente assunto dalla famiglia quale aio. Indirizzato al Seminario di Marola, vi rimase come alunno interno negli anni 1833-1835. La necessità poi di una formazione adeguata alla famiglia, lo portò al Collegio dei Gesuiti di San Giorgio a Reggio, dove terminò il liceo con una ottima votazione.

Mentre diversi suoi coetanei e compaesani4 da questa scuola saranno dirottati al Seminario per seguire la vocazione sacerdotale, il nostro Carlo, spinto anche dalle opposizioni familiari, si convinse a proseguire gli studi alla Facoltà di Legge a Modena. Studi che, però, mai terminò. Sicuramente la morte del padre prima e del cugino il podestà Pier Giovanni, che gli imposero doveri familiari molto forti, castrarono la scelta del Sartori di seguire la vocazione sacerdotale; tutta la vita rimase celibe, piuttosto misogino, dedito a numerosissime pratiche di pietà e di ascetica, fedele alla Messa quotidiana, alla meditazione e alla lettura di opere sacre e ancorato al Santuario di Pontenovo dove trascorreva ore a recitare il Rosario.

1 A. Rosmini Costituzioni dell’Istituto della Carità Firenze 1955.

2 La madre era nipote anche di don Pietro Reggi, beneficiato della
Cattedrale di Reggio.

3 Sacerdote originario di Rondinara, dove poi tornò per morirvi nel
1873, fu dal 1818 al 1833 a San Polo come custode di Pontenovo e
maestro. Fu formatore e ispiratore di diverse vocazioni sacerdotali
sampolesi.

4 Don Francesco Canovi, mons. Prospero Curti, don Giuseppe Freschi,
don Francesco e don Pietro Govi ecc.

Continua a leggere tutto l’articolo Di Mirko Bertolini su Memoria Ecclesiae de “La Libertà” del 30 Ottobre

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