Se l’Oratorio dà casa al futuro

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L’educazione? Ha che fare con il generare, richiede tempi lunghi

“L’educazione è un lavoro logorante, ma splendido, che ha a che fare con il generare: richiede anni di tempo, richiede di dare la vita”. Ci ha ispirati così don Michele Falabretti, incaricato CEI per la Pastorale Giovanile nazionale, nel suo intervento di sabato 14 settembre, in Oratorio Don Bosco di via Adua, durante i lavori di apertura del nuovo anno.
La mattinata è stata inaugurata da don Pietro Adani, vicario episcopale per il coordinamento degli uffici pastorali diocesani, che ha guidato la preghiera introduttiva e, portando il saluto del nostro Vescovo, ha dato il “la” a questo nuovo anno pastorale invitando gli educatori e i sacerdoti presenti a vivere il proprio servizio ai giovani sotto la luce della croce.

Don Carlo Pagliari, incaricato diocesano della nostra pastorale giovanile, ha introdotto i lavori della mattinata mettendo al centro della riflessione la parola “Oratorio”, parola che può assumere diversi significati e connotarsi di diverse sensibilità, nonché avere anche riduttive e devianti interpretazioni. L’intero anno passato si è riflettuto con diversi gruppi di lavoro diocesani e il Vescovo, e si è giunti ad una sintesi che don Carlo ha riconsegnato alla Diocesi perché possa essere orientativa per i nostri passi futuri.
Questa idea di Oratorio è stata magistralmente sintetizzata e illustrata da Francesco De Benedittis ed è stata presentata a tutti proprio sabato mattina, tramite un bel video animato (disponbile sul sito internet www.labottegadinazareth.it nella sezione Oratorio).

Questa “summa” pittorica riesce nell’impresa di contenere tutte le peculiarità dell’idea di Oratorio e si concentra su tre punti focali: la centralità della persona che cresce nel cammino con Gesù alla scoperta della sua vocazione; l’accompagnamento della comunità educante, composta da volti, storie, linguaggi, ruoli e vocazioni diverse; e l’idea di un “cambio di sguardo” sull’oratorio che chiede di passare da un piccolo progetto (alcuni lo identificano anche solo con il cortile) a uno stile educativo preciso che si concretizza nel farsi casa per i giovani.
È senza dubbio un’opera da utilizzare per le catechesi e la formazione degli educatori, animatori e volontari dei nostri oratori!

Don Michele poi ha preso la parola e da subito ci ha dimostrato uno sguardo attentissimo sulla realtà presente suggerendoci che il mondo di oggi non è più capace di produrre modelli stabili, e che questo non è solo una questione sociologica e che non riguarda solo la Chiesa. È in ballo l’idea stessa di educazione e del ruolo di tutte le figure educative. Come curare o invertire questa tendenza?
Don Michele ci ha offerto la sua proposta che risiede nella necessità di dover riprendere la differenza che c’è tra “partorire” e “generare”. Il partorire è un atto che si esaurisce in poco tempo, mentre il generare richiede anni.

Continua a leggere tutto l’articolo di Samuele Adani su La Libertà del 25 settembre

 

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

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