Il nostro Giardino dei Giusti

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A Castellazzo «c’è un albero per ogni uomo che ha scelto il bene»

Da domenica 15 settembre 2019 Castellazzo ha un Giardino dei Giusti. Il primo è stato creato a Gerusalemme, ma ce n’è uno anche a Varsavia, a San Pietroburgo, a Tunisi, a Milano e in altre città d’Italia tra cui Bergamo, Firenze, Catania, Agrigento, Rimini.
Si tratta di un giardino dedicato ai Giusti, cioè le donne e gli uomini che in ogni tempo e in ogni luogo hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani, come recita il testo della legge “Istituzione della Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità”.

Anche noi, giovani dell’unità pastorale Beata Vergine della Neve, abbiamo voluto creare il nostro piccolo paradiso di giustizia. Sono quattro gli alberi che abbiamo piantato domenica, durante l’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Castellazzo (nel parco dietro la chiesa), perché quattro sono le figure che ci hanno fatto da fari nel corso dello scorso anno.
Durante gli incontri del gruppo giovani abbiamo approfondito la vita e l’impegno di Pietro Bartolo, medico di Lampedusa che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e che si spende ogni giorno per garantire dignità e cure ai migranti che si affidano al Mediterraneo, seguendo la speranza di vivere una vita migliore. Il dottor Bartolo ci ha insegnato che l’immigrazione è una ricchezza e che quando nasciamo siamo tutti uguali: ci rende diversi, non migliori!, solo la fortuna di essere nati dal lato giusto dello stesso mare.

Abbiamo deciso poi di dedicare uno spazio nel nostro Eden anche a Nasrin Sotoudeh, avvocatessa iraniana e attivista per i diritti umani, che dal 13 giugno 2018 è rinchiusa nel carcere di Evin, a Teheran, per aver assunto la difesa di un’attivista amica e di altre donne che, come lei, erano scese in strada e avevano protestato pacificamente contro l’obbligo di portare il velo, introdotto dalla rivoluzione di Khomeini del 1970. La sua condanna prevede 33 anni di carcere e 148 frustate. Nasrin ci ha insegnato che i diritti umani devono essere una priorità, sempre, in qualsiasi angolo della Terra, e che non ci sono distinzioni di religione, genere o etnia tra gli affamati di giustizia: tutti saranno saziati.

Leggi tutto l’articolo a cura dei giovani dell’unità pastorale Beata Vergine della Neve su La Libertà del 25 settembre

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