Il comitato reggiano CSI inizia a scaldare i motori anche sull’offerta formativa: ecco le proposte

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Parla il responsabile Samuele Adani

Dietro alle partite dopo le nove perché s’incastrino meglio gli orari del lavoro, dietro gli allenamenti dei figli, le gare della domenica e i raduni regionali o, perché no, nazionali, si muove una grande macchina chiamata Csi. Il comitato reggiano sta già scaldando i motori in vista del nuovo anno sportivo 2019/20, anche con il programma formativo. Perché una macchina così grande è composta da tanti ingranaggi, che devono muoversi armonicamente, dentro e fuori dalla realtà organizzativa del Centro Sportivo.
Uno degli ingranaggi di questa macchina è senza dubbio l’area formazione che coordina tutti i corsi, stage, clinic per tutte le figure che ruotano intorno e dentro al comitato e alle diverse società sportive: arbitri, allenatori, istruttori, atleti, giudici, dirigenti, volontari… tutti hanno bisogno di formarsi e tenersi aggiornati e il Csi ha pronta un’offerta formativa davvero niente male per quest’anno. “Non tutto però – spiega Samuele Adani, responsabile della formazione al Csi di Reggio Emilia- è già deciso ‘a tavolino’. Siamo quindi più che disponibili ad ascoltare le richieste delle varie società sportive, per poter ‘cucire su misura’ una proposta formativa adatta alle loro richieste”.

Adani, qual è il segreto per una formazione davvero ‘su misura’?
La formazione è quel momento in cui ognuno, che sia allenatore, dirigente o atleta, volontario oppure arbitro, ricarica le pile. Va al cuore delle proprie motivazioni e arricchisce le proprie competenze. L’aspetto squisitamente tecnico però non può bastare, ecco perché la nostra formazione si divide anche in associativa e ‘on demand’. La formazione su misura è una formazione che è attentissima alle specifiche esigenze della società sportiva, o anche della singola squadra per meglio affrontare i temi che stanno a cuore a chi ci chiama.

Partiamo però dal primo ambito della formazione, cosa intende per ‘associativa’?
Al Csi non basta essere tecnici competenti, né conoscere alla perfezione il regolamento. Bisogna anche entrare nell’idea che si è parte di un gruppo di persone, come una famiglia che nonostante le divergenze va verso un obiettivo preciso.

Quale?
Trasmettere la bellezza dell’ideale cristiano attraverso lo sport. Lo sport per noi non è al centro, non è il fine ultimo del nostro operare, ma è lo strumento privilegiato per arrivare alle persone.

Leggi tutta l’intervista di Giulia Beneventi a Samuele Adani su La Libertà del 18 settembre

Pubblicato in Articoli, Associazioni

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