Partite importanti

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L’estate, calcisticamente parlando, è sempre stata la stagione meno ricca di spunti: ritiri pre-campionato, gossip vacanzieri, amichevoli estive e il fantasioso calcio mercato riempiono le pagine di tutti i quotidiani sportivi in attesa che arrivi la prima giornata del campionato che ridesta gli animi dei tifosi al grido “ora si fa sul serio”.

Eppure l’estate 2019 ci ha “regalato” due grandi partite dal risultato non scontato. Mi riferisco a quella giocata da Nadia Toffa e a quella che sta giocando il mister del Bologna Sinisa Mihajlovic. Ma potrei tranquillamente parlare di tante altre partite che quotidianamente tante persone giocano senza il clamore di giornali e tv a darne risalto. A loro due l’onere o il merito di aver sdoganato ancora di più parole come malattia, cancro, leucemia e morte: tutte parole che ognuno di noi fugge e che spaventano.

Le loro storie, o le loro partite come dico io, ci hanno costretto a fermarci per qualche istante; a pensare e riflettere, cose che oramai sembrano démodé fagocitati come siamo dalla foga di vivere tutto al massimo, senza mai fermarci in onore e ode a quel “carpe diem” che dovrebbe aiutarci a cogliere il gusto della vita anziché invitarci a berla tutta d’un fiato come ci vogliono far credere.

Malattia e morte, avversari forti, scorretti, che non conoscono regole, anche se meritano rispetto e attenzione perchè sono davvero forti. Come dico sempre ai miei ragazzi: paura di nessuno, rispetto di tutti!

Nella famosa metafora calcio/vita ecco che allora arriva il suggerimento di questi due guerrieri: combattere senza partire sconfitti in partenza. Non mollare mai, anche se la paura la fa da padrone, il timore di non farcela arriva sempre puntuale e lasciare il campo sarebbe più semplice. Quello che abitualmente dico ai miei ragazzi al limite dello stordimento è di non smettere mai di credere fino in fondo in se stessi. Di non rinunciare mai a giocare il proprio ruolo. Vivere da protagonisti sia in campo che fuori.

Vada come vada, ma dal campo bisogna uscire con la maglietta sudata, con la convinzione di avere dato il massimo e anche di più. Di certo la vita non ci garantisce il lieto fine: non basta mettercela tutta, altrimenti avremmo vinto qualche campionato. Altrimenti Nadia Toffa sarebbe ancora tra noi e Mihajlovic guarirebbe di sicuro. Ma ahimè, non è sufficiente.

Il loro messaggio non guarda solamente al risultato finale, ma si concentra anche su un’altra cosa molto importante: la dignità di chi lotta, di chi lo fa ogni giorno davanti ad ogni tipo di bruttura in quello che è un allenamento quotidiano. Già perché “essere sfigati” può far parte della vita: non esistono solo bellezza e successo. Fare fatica non è prerogativa degli ultimi o di quelli che “se lo meritano”.

Ci sono avversari che non guardano in faccia a nessuno e che vanno affrontati solo con una qualità: la voglia di farcela. Ad ogni costo. E invece molto spesso rinunciamo a metterci anche solo un pizzico di questa voglia nel nostro quotidiano. Vincere costa fatica, costa sacrificio ed impegno. La vita non è fatta solo di like e foto.

E se dell’allenatore del Bologna conoscevo il temperamento “da zingaro” (nel buon senso della parola) sapendo che non si sarebbe mai tirato indietro, di Nadia Toffa mi ha colpito la serenità con cui ha divulgato il suo messaggio di amore per la vita. Nonostante il cancro, quel maledetto avversario, ha gustato appieno la vita, con l’epilogo che tutti conosciamo. Ora sarebbe bello chiederle se sente di aver vinto o perso la sua sfida… anche se credo che per lei la risposta sia scontata.

In bocca al lupo Sinisa che tu possa vincere la tua partita!

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