Alcune semplici considerazioni di una famiglia affidataria

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A come Affido

Certo, se dovessimo fare lo spelling di una parola, non useremmo mai il paragone del titolo. A come amore, A come aiuola, A come ape, ma… A come affido è proprio inusuale.
Nel nostro mondo la parola affido non viene usata tante volte. O meglio: può rimanere relegata in alcuni settori quali la religione (mi affido alle Tue mani o Dio…), la finanza (mi sono affidato a un ottimo istituto bancario) o, tutt’al più… mi affido alla fortuna.
A come Ambra e Alessia, A come Alice e A come Amina. Sarà un caso, ma questi sono i nomi delle bimbe che sono rimaste, per tempi diversi, nella nostra famiglia in affido. Sarà un caso, ma tutte cominciano per A, proprio come affido.

Per essere maggiormente precisi, però, dobbiamo ricordare Kevin che per primo ha passato 15 giorni nella nostra casa, in appoggio a una famiglia che lo aveva già in affido: in pratica un “subaffido”.
Ambra, Alessia e Priscilla, le tre sorelline ghanesi che per sette mesi hanno scompigliato la nostra tranquilla dimora, portando la gioia e il colore che solo gli africani sono in grado di trasmettere.
Alice, invece, è stata con noi per circa 5 mesi, per poi passare a un’altra famiglia che poi l’ha adottata. E poi Amina, un nome insolito all’orecchio di noi italiani, giustificato dal fatto che il papà naturale è di origini maghrebine.
Quattro esperienze totalmente diverse tra di loro, quattro storie drammatiche di famiglie che “non ci sono”, che fanno fatica, che stanno vivendo momenti difficili.
Quattro situazioni che si ritrovano accomunate dal nome affido, ancora quella parola che comincia con A.

Continua a leggere tutto l’articolo di una famiglia affidataria su La Libertà del 31 luglio

 

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