La world music Canzoniere Grecanico Salentino stasera a Reggio

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Sarà il noto gruppo di world music Canzoniere Grecanico Salentino con il concerto “Canzoniere” – titolo del loro ultimo lavoro uscito a ottobre 2017 e subito grande successo – il protagonista del decimo appuntamento in terra reggiana del Festival Mundus 2019 che si terrà lunedì prossimo 29 in Piazza Prampolini a Reggio Emilia.

L’evento – a ingresso libero e gratuito – realizzato in collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia si tiene nell’ambito della 24esima edizione del noto festival musicale Mundus organizzato da ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna assieme alla Regione Emilia Romagna e a tutti i Comuni partecipanti, che si svolgerà fino al 15 agosto tra Carpi, Casalgrande, Correggio, Modena, Reggio Emilia e Scandiano.

Un groove percussivo di tamburi a cornice che sembra arrivare dall’elettronica di una drum machine. E’ Lecce che incontra New York, in una splendida fusione di stili e influenze in cui gli strumenti della tradizione salentina si prestano a un sound più moderno e contemporaneo, tra incursioni di chitarra elettrica e synth bass. E’ l’anima cosmopolita di “Canzoniere”, il nuovo album del Canzoniere Grecanico Salentino, tra i più importanti e riconosciuti gruppi di world music.

A quarantadue anni di distanza dalla sua fondazione e a due dall’ultimo album “Quaranta”, arriva un disco innovativo e ambizioso, registrato tra Lecce e New York e ricco di prestigiose collaborazioni internazionali. C’è la chitarra inglese di Justin Adams, storico collaboratore di Robert Plant; si riconosce l’inconfondibile voce del cantautore anglo-francese Piers Faccini; e il prezioso tocco classico del violoncello di Marco Decimo, per anni al fianco di Ludovico Einaudi.

Nel solco di quella tradizione popolare in cui il canto accompagna costantemente la vita delle persone segnandone i momenti più significativi, l’amore che nasce e che finisce, la vita e la morte, il divino e il quotidiano, oggi il CGS canta il suo Canzoniere: nuovo e travolgente “raccolto di canzoni”. Piantate e coltivate con attenzione e cura, sono state scelte solo dopo essere cresciute e maturate (l’album ha avuto un tempo di lavorazione di due anni).

V. De Pinto

Mauro Durante – leader della formazione dal 2007 – inizia a New York sessioni di scrittura e composizione che definisce “una sfida avvincente”, e “incredibilmente stimolante”. Lavora in “Moi” con il piano e l’estro del danese Rasmus Bille Bähncke, produttore e compositore per Sting e Blue; in “Ientu” c’è la scrittura e il suono di Michael Leonhart (collabora tra gli altri con Bruno Mars, James Brown, e Lenny Kravitz); scrive le musiche di “Con le mie mani” con Steve Skinner (Diana Ross e Celine Dion); mentre con Scott Jacoby (produttore e compositore per Coldplay, John Legend, e Vampire Weekend) realizza “Lu giustacofane”. Quando torna a casa i suoi eccezionali compagni di sempre fanno il resto. Alessia Tondo con la sua voce e le castagnette; Emanuele Licci con la voce, la chitarra e il bouzouki; Giulio Bianco con la zampogna, il basso, l’armonica, i flauti e i fiati popolari; Massimiliano Morabito suona l’organetto; Giancarlo Paglialunga è voce e tamburello e Silvia Perrone si prepara alla danza. Joe Mardin, che nel 2016 vola a Lecce, chiude le registrazioni dopo diverse sessioni con il gruppo al completo, e aggiunge il tocco finale come ingegnere del suono.

Il risultato, o il raccolto che dir si voglia, sono undici brani originali e uno tradizionale (“Pizzica de Sira”) dove il dialetto salentino incontra cori stratificati e melodie eteree; la pizzica si fonde con il pop anthemico; ritmi sincopati e field recordings si sposano alla perfezione con i ritornelli tipici della forma canzone.

Le calde ballate d’amore di “Tienime” e “Sempre cu mie” si affiancano così al violino rapsodico di “Intra la danza” e al travolgente “Moi”, dove gli strumenti classici del Salento si affiancano al pianoforte e gli strumenti elettronici.

In Canzoniere si sente l’urgenza di ritrovare la calma come in “Ientu”, ode al valore del silenzio e del respiro. Soprattutto, il bisogno di difendere la propria identità, come in “La ballata degli specchi”, in un mondo sempre più veloce e complesso, così ben descritto nel loop ossessivo di “Quannu te visciu”, che apre l’album. C’è la ferma volontà di custodire e proteggere la propria comunità dagli attacchi che sferra la vita, come incita “Lu giustacofane”, primo video dell’album, abbiano questi la violenza della Xylella che continua a sterminare gli ulivi, o la spregiudicatezza degli interessi economici della TAP (Gasdotto Trans-Adriatico) che vuole approdare sulle coste del Salento. Temi che – anziché svilupparsi nella paura e nella chiusura in sé stessi – guardano al mondo esterno con fiducia, aprendosi con curiosità e interesse all’altro e alle diverse culture.

F. Torricelli

Così il potente groove percussivo di “Con le mie mani” sprona a credere in noi stessi; mentre “Subbra Sutta”, in cui la voce di Emanuele Licci incrocia l’inglese di Piers Faccini, è un invito multilingue a vivere la vita con pienezza e senza timore. Ci sono le influenze dell’Occidente e dell’Oriente, fino ad arrivare all’antico rituale greco dell’altalena – “Aiora” in Griko – una pizzica dai colori scuri in cui organetto, violino e bouzouki si confrontano con il violoncello di Marco Decimo e la chitarra elettrica di Justin Adams.

Il cuore del CGS rimane ancorato ai suoi ulivi secolari e alla sua tradizione di terra di mare. Ma sfrutta al massimo quella sua naturale tendenza a sintetizzare culture diverse per trascinare l’ascoltatore in una dimensione più attuale e globale.

Il CGS ci ha sempre abituato a un respiro globale, come dimostrano le entusiastiche recensioni della stampa estera e le partecipazioni ai festival più prestigiosi. Negli ultimi anni sono stati headliner per la world music al WOMAD (in Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda); hanno partecipato allo Sziget Festival di Budapest e al Festival Internazionale di jazz Montréal; sono saliti sul palco del Celtic Connections di Glasgow e si sono esibiti allo SXSW Music Festival in Texas. Eppure, questa volta, il salto è nel ritmo, nel sound. Identificabile nel tocco di Joe Mardin, figlio del celebre Arif, produttore dell’Atlantic Records (Norah Jones e Aretha Franklin, per capirci) che firma la produzione del disco; mentre Joe LaPorta, vincitore di un Grammy per “Blackstar” di David Bowie, è l’ingegnere del suono per il mastering.

Prossimo appuntamento con il Festival Mundus: mercoledì 31 luglio alle ore 21.30 nella bella cornice del Chiostro di San Rocco a Carpi (MO) il concerto “Songs Don’t Grow Old Alone” con la cantante e musicista jazz bolognese Chiara Pancaldi e il contrabbassista Darryl Hall. Ingresso libero e gratuito, capienza dei posti limitata.

Per informazioni visitare il sito internet www.festivalmundus.it e la pagina Facebook ‘Festival Mundus’, o inviare una mail a mundus@ater.emr.it.

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