Il mistero della differenza

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Lo scorso 10 giugno la Commissione per l’Educazione Cattolica (CEC) ha ufficialmente reso noto “Maschio e femmina li creò”. Per una via di dialogo sulla questione del gender. Il documento, che porta in realtà la data del 2 febbraio 2019, si offre come strumento di lavoro e riflessione rispetto alla “emergenza educativa” rappresentata oggi dalla sfera affettiva e sessuale. L’Introduzione pone in luce il “disorientamento antropologico che caratterizza diffusamente il clima culturale del nostro tempo” e che “ha certamente contribuito a destrutturare la famiglia con la tendenza a cancellare le differenze tra uomo e donna, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale”. Questo netto incipit di fatto chiarisce e circoscrive i termini del “dialogo” evocato dal sottotitolo, inquadrandolo in una riflessione che possa “orientare e sostenere quanti sono impegnati nell’educazione delle nuove generazioni ad affrontare con metodo le questioni oggi più dibattute circa la sessualità umana, alla luce della vocazione all’amore a cui ogni persona è chiamata”.

Il testo prosegue distinguendo l’ideologia gender dai cosiddetti gender studies, imperniati sullo studio della differenza sessuale all’interno delle diverse culture; riconosce inoltre alcuni possibili “punti di incontro” con questi ultimi – la pari dignità tra uomo e donna, l’educazione all’accoglienza rispettosa dell’altro, la valorizzazione dello specifico femminile (che non coincide con una competizione imitativa rispetto alla mascolinità). Al tempo stesso tali punti di incontro, nell’enunciazione dei quali si esaurisce il riferimento all’ascolto/dialogo, sono individuati sullo sfondo di una chiara antropologia della differenza sessuale, desunta dal Magistero della Chiesa (con particolare riferimento agli ultimi tre pontificati e segnatamente alla “teologia del corpo” di Giovanni Paolo II).

Proprio la scelta di esporre in modo inequivocabile una cornice teorica di riferimento mi sembra il punto di merito del documento. Non esiste, e non può esistere, una proposta educativa “neutra”: chi educa si muove sempre e necessariamente sulla base di una concezione dell’uomo e del mondo (anche quando essa dovesse rimanere nell’implicito). Ad esempio, la scelta oggi statisticamente maggioritaria di presentare l’educazione sessuale a scuola enfatizzando esclusivamente la dimensione del benessere, della prevenzione e della libera espressione di sé tradisce una precisa idea del significato dell’atto sessuale e, prima ancora, dell’essere uomini e del vivere. A tale concezione non di rado viene attribuita una patente di maggiore “scientificità” e “oggettività” solo perché non si colloca in un orizzonte religioso o valoriale: tuttavia si tratta di una “visione del mondo” indimostrata, che dovrebbe essere sottoposta a dibattito e a confronto.

A ben guardare anche il “disorientamento” dei giorni nostri sul tema della differenza sessuale corrisponde a una cornice antropologica precisa, che va progressivamente diffondendosi nel sentire comune – non di rado con l’appoggio di un dibattito mediatico orientato, della cultura accademica, di agenzie politico-legislative. Tanto che la questione è divenuta per molti aspetti un campo minato, imbevuto di connotazioni ideologiche e spesso affrontato a partire da categorie marcatamente politiche (ad esempio quelle di discriminazione e prevaricazione – uomini vs donne, società eterosessuale vs “minoranze sessuali”, etc.).
Quali le radici e i caratteri di questo quadro culturale?

Continua a leggere tutto l’articolo di Giorgia Pinelli su La Libertà del 17 luglio

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